Tristram Potter Coffin. (a cura di).

MITI E LEGGENDE 21: Storie d'Amore.


Titolo originale: The Enchanted World 21: The Lore of Love. 1986
Traduzione e adattamento di: Micaela Vissani.
1998 Hobby & Work Italiana Editrice, Bresso (MI).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In questa ricca collana viene presentata una lunga serie di miti e delle leggende pi o meno note e diffuse per la gioia di grandi e piccini.
In questo volume: Storie d'Amore. Le storie d'amore pi belle. La forza che spezza ogni catena, il coraggio di affrontare ogni ostacolo al fine di coronare il proprio sogno. Un'ovazione al sentimento pi discusso di tutti i tempi.
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Il Curatore.
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Tristram Potter Coffin, Consulente capo della collana,  docente di inglese presso l'Universit della Pennsylvania ed esperto in letteratura popolare.
 autore di numerosi libri e di pi di 100 articoli.
Tra le sue opere pi note ricordiamo: The British Traditional Ballad in North America, The Old Ball Game, The Book of Christmas Folklore e The Female Hero.
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Indice.
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Capitolo Uno.
I Giochi del Destino.
Un Magico Appuntamento.
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Capitolo Due.
Passioni Infrante.
Un'Infelice Storia d'Amore fra la Terra e il Mare.
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Capitolo Tre.
Il Trionfo del Vero Amore.
Un Cavaliere e la sua Signora Perduta.
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Fine Indice.
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Capitolo Uno.
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I Giochi del Destino.
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Molti secoli fa, quando gli dei vivevano sulla terra e, senza essere visti, giocavano con i destini degli uomini, l'amore non veniva mai preso come cosa futile. Impetuoso o tenero, improvviso come un fulmine o sbocciato lentamente, erauna forza capace di sfidare ogni umana ragione.
L'amore alimentava sogni e incubi, estasi e follie, ispirava poesie e massacri della stessa forza impetuosa. Il cuore era il suo campo di battaglia e il suo luogo di piacere, e solo poche persone erano cos sciocche da credere che fosse governato dalla ragione. I giovani avrebbero voluto possedere il segreto degli incantesimi capaci di far conoscere il viso o il nome del futuro compagno. Sapevano molto bene, per, di non poter cambiare il corso del destino che veniva loro svelato. La tradizione degli antichi racconti ci ricorda che erano le divinit a dirigere le vicende d'amore, secondo il loro capriccio.
numerosi erano gli interventi di forze soprannaturali; maledizioni che imponevano la loro oscura giustizia e spiriti benevoli o demoniaci potevano mutare in ogni momento la vita di due fanciulli innamorati, superando ogni limite di spazio e di tempo.
All'epoca in cui accaddero questi eventi, i racconti ebbero su chi li ascoltava un potere immediato.
L'amore, quello felice o quello disperato, conquist l'anima di contadini e principi e chi era travolto dalla sua piena provava, per una volta, le stesse sensazioni degli dei.


Uno Sposo per Teti.

Un tempo, i narratori Greci raccontavano che sotto il mare Egeo esisteva un regno magico e misterioso, popolato da sirene, da mostri e da aristocratiche divinit marine. Il vecchio sovrano di questo reame era Nereo anche se poi la supremazia su tutti i mari era passata al forte Poseidone. Il vecchio re era per ancora conosciuto e ammirato da tutti, poich aveva mantenuto un potere speciale: sapeva pronunciare profezie infallibili.
Proprio per questa fama di profeta, lo stesso Poseidone decise di ricorrere al suo aiuto. Attravers le onde e s'inabiss nel profondo azzurro incrociando branchi di tonni e sardine, inquadrati in schiere che nuotavano ordinate e disciplinate.
Poseidone arriv presso il venerabile Nereo mentre celebrava il compleanno della figlia pi giovane, e fu accolto con tutti gli onori a lui dovuti.
Anche la festeggiata, la dolcissima Teti, gli riserv una gioiosa accoglienza. La bellezza della fanciulla incant a tal punto il re del mare da distrarlo dalle magnifiche portate che un lauto banchetto gli offriva, tra cui la prelibata carne rosa di ostrica e il superbo vino di mare.
Poseidone avrebbe voluto essere il protagonista della festa, l'ammaliatore pi ammirato del palazzo di Nereo, e invece si ritrov stregato dalla ninfa.
Gli abiti mossi dalla corrente, una piccola stella di mare arricciata vezzosamente intorno al dito del piede, Teti lo fissava abbagliandolo con i suoi occhi verde mare. Il dio sapeva che non avrebbe mai pi visto una creatura cos bella.
Insieme alle sue sorelle, la ninfa cominci a danzare per l'ospite, con leggiadra malizia. Poseidone la osservava e il suo desiderio cresceva. Teti possedeva tutte le qualit da lui desiderate e ora pi che mai voleva averla tutta per s. Nereo non aveva bisogno di ricorrere alle sue doti di profeta per capire cosa stesse accadendo tra il signore del mare e la sua giovane figlia.
Il volto del vecchio re tradiva questa consapevolezza. Quando l'ultima danza termin Nereo chiam Teti e le cinse il capo con una corona di perle. Quel diadema fu la sua dote.
Rialzando il capo, chinato per accogliere la corona, Teti pos gli occhi verde mare su Poseidone. Gli sguardi si incrociarono: si stava compiendo un incantesimo!
 Rialzatosi in piedi, il giovane dio-A annunci che intendeva sposare la fanciulla. Era sicuro che il padre delle ninfe non avrebbe posto alcun ostacolo. Il vecchio signore, invece, os opporsi alla sua decisione, scatenando il furore di Poseidone. Le grida del potente tuonarono e fecero scappare i granchi della sicurezza dalle loro grotte, mentre il fondo del mare cominci a tremare. Nereo allora si rivolse al giovane dio: Ascolta Poseidone, quello che ho da dirti. Non  ancora venuto il momento di maritare Teti. Lascia che io faccia una scorta di beni da darle per le sue nozze. Il testardo dio innamorato, per, rifiut con fermezza la proposta di Nereo.
L'anziano padre pensava che il tempo poteva risolvere la situazione e promise a Poseidone che, se avesse aspettato solo un anno e un giorno, avrebbe potuto avere Teti come sposa.
Poseidone, finalmente, acconsent.
Giorno dopo giorno l'immagine della ninfa continuava ad assillarlo. La sua
splendida bellezza, le sue movenze dolci e aggraziate, complice la magia del mare, lo rendevano succube dell'amore per la fanciulla. Poseidone era completamente infatuato. Anche quando era mollemente adagiato su velluti e sete nei suoi palazzi celesti illuminati dal sole, e banchettava con nettare e ambrosia tra dei e dee che attorno a lui ridevano, il grande dio era triste e insensibile a ogni divertimento.
Durante uno di questi fastosi banchetti, Ermes - il celere messaggero dell'Olimpo -e lo sgraziato Efesto - il fabbro degli dei -cominciarono a dibattere sulla bellezza delle dee. La loro discussione divent presto appassionata e tutti i presenti vi presero parte, indicando le loro particolari preferenze. Anche le dame s'infervorarono e non si fecero scrupoli a promuovere le loro qualit nell'assemblea. Scoppi una lite tra donne. Presto Era divenne furiosa, Afrodite petulante e Atena tent di commuovere suo padre, sempre disposto a risolvere la questione in suo favore. Zeus non ne poteva pi: doveva trovare il modo di fermare la lite tra le rivali, ma, al tempo stesso, non voleva assumersi delle pericolose responsabilit. Guardandosi attorno vide Poseidone e si rese conto che era il dio giusto per risolvere il contenzioso. Si volt verso di lui e gli chiese di parlare.
Il dio del mare si alz e stup la compagnia affermando: La creatura pi bella non  una dea, ma una ninfa.
Le dee, convinte della loro superiorit, scoppiarono a ridere: il giovane dio era certo una creatura strana e aveva perso il senno come un comune mortale per l'amore di una ninfa. Poseidone allora dipinse un quadro con Teti rappresentando la sua bellezza, esaltandola mentre danzava sulla spiaggia. Le dee non furono convinte da quella immagine, ma il cuore appassionato di Zeus si accese di amore ardente per la fanciulla.
Tale interessamento non era un gesto di amicizia nei confronti del fratello Poseidone. Al contrario, il signore degli dei - chiamato per le sue doti anche signore della fertilit - era convinto che fosse un suo dovere amare le dame pi belle, sia che fossero mortali o divine. Ormai ammaliato dai racconti ascoltati, la notte seguente lasci l'Olimpo in gran segreto e assunse la forma di un'aquila marina. Vol alto nel cielo sopra le onde, alla ricerca del rifugio delle Nereidi. Sulla bianca sabbia lucente e riflessa nell'acqua imperlata di macchie di luna, vide Teti ballare. L'aquila scese sulla roccia e osserv per pochi momenti la fanciulla. Qualche sguardo, e anche il suo cuore aveva ormai preso il volo per l'aggraziata ninfa. Torn sull'Olimpo, deciso che non poteva pi fare a meno di lei.
Il dio Poseidone, venuto a conoscenza del fatto, protest: Teti gli era gi stata promessa da Nereo. I grandi dei si scontrarono con rabbia e furore, come due cani che combattono per un osso. La loro veemenza fu tale che la roccia dell'Olimpo cominci a tremare e i fulmini a cadere sulle teste dei mortali.
L'unica fine per una lite cos accesa e violenta non poteva che essere la morte di uno dei due contendenti. E cos sarebbe stato se non fosse arrivata la dea della giustizia, Temi, figlia della Madre Terra. Lo scontro si interruppe subito, e tutti gli dei si prostrarono per renderle omaggio. Temi conosceva i segreti del
passato e del futuro e svel il destino della principessa marina: ogni figlio nato dal grembo della ninfa sarebbe divenuto pi potente di suo padre. I due fratelli compresero immediatamente l'importanza del messaggio: se Teti avesse avuto un figlio da un immortale, tale bambino avrebbe superato in forza tutti gli dei dell'Olimpo. Di fronte a questa disastrosa prospettiva Zeus e Poseidone decisero di comune accordo di frenare i loro desideri e di coalizzarsi per evitare un grosso pericolo. Infatti se Teti, rimasta nubile, fosse andata in sposa a uno dei giganti, loro feroci nemici, il figlio da loro concepito avrebbe potuto diventare un'intollerabile minaccia per l'Olimpo.
Con la sua insuperabile autorit, la dea della giustizia, cominci a parlare: La soluzione  dare in matrimonio Teti a un mortale. Solo cos i suoi figli saranno destinati a morire come tutti gli uomini.
Venne scelto allora un giovane chiamato Peleo, che ebbe l'onore di diventare il marito di Teti. Peleo era figlio di un re ed era stato esiliato ingiustamente.
Aiutato dagli dei e mandato per prudenza nella foresta, visse col saggio centauro Chirone, che gli insegn tutto il suo sapere. Dopo una visita di Ermes, il messaggero dell'Olimpo, Chirone mand Peleo, in una notte di luna, a cogliere dei papaveri di mare gialli, con il pretesto di dover preparare un unguento medicamentoso. Mentre si avvicinava alla spiaggia, Peleo fu attirato da voci melodiose che intonavano canti suadenti e vide un gruppo di giovani fanciulle ballare sulla riva. Una ninfa tra tutte brillava come la luna tra le stelle del cielo: era la bellissima Teti. Il giovane la osserv affascinato e stordito dal desiderio.
Quando la danza si ferm i due si trovarono vicini, i volti quasi si toccavano, ma la ninfa, spaventata, lanci un grido e fugg tuffandosi in mare.
 Chirone non fu sorpreso quando Peleo ritorn col cuore spezzato e senza i papaveri. Peleo - gli disse - la ninfa che hai visto e di cui ora sei innamorato  stata scelta per te dagli dei. Per conquistarla, per, dovrai superare una durissima prova. La prossima notte, mentre lei danzer sulla spiaggia, dovrai afferrarla e possederla senza lasciarla scappare per nessun motivo. Non ha importanza cosa succeder dopo.
Peleo, temprato da una vita di combattimenti, accett con slancio. Era inoltre convinto che la splendida ninfa non avrebbe opposto alcuna resistenza.
Arriv la notte successiva. Quando Teti apparve agli occhi ansiosi di Peleo, l'uomo, divorato dalla passione, l'afferr fra le sue braccia. La strinse forte, sempre pi forte nel suo caldo abbraccio. Allora cominci la prova.
Il bel viso della fanciulla si trasform in una maschera di furore.
La sua pelle candida divenne nera, le sue labbra si deformarono, allungate e allargate fino ad arricciarsi, i suoi denti perlacei si appuntirono come zanne e le sue unghie, divenute artigli, iniziarono a colpirlo selvaggiamente.
Era diventata una pantera, un essere che ringhiava furiosamente e si dimenava nella stretta delle forti braccia di Peleo. Voleva la libert e per essa stava lottando disperatamente.
Quando la pantera stava per cedere, si trasform in un freddo serpente, che tent di comprimere Peleo fra le sue spire. Anche il rettile per svan, rimpiazzato prima da una colonna di fuoco rovente, poi da una fragorosa cascata e, infine, da un'aquila di mare che agitava l'aria con le sue ali. Peleo lott tenacemente, e alla fine i poteri di metamorfosi della ninfa si esaurirono e sconfitta ritorn, splendida, nella sua prima forma.
Allora Teti disse: Tu
sarai il primo mortale ad avere una ninfa come sposa. Hai avuto la forza di sottomettermi perch gli dei hanno voluto il nostro incontro. Passarono la notte l'uno nelle braccia dell'altra. Peleo non si saziava mai del viso della ninfa e del profumo salmastro sprigionato dalla sua pelle e dai suoi capelli. Mentre Peleo le accarezzava con dolcezza le membra, Teti gli raccontava le abitudini della sua gente e la vita sotto le distese azzurre.
Quando l'alba infuoc il cielo, la fanciulla disse a Peleo: Prima del nostro matrimonio, una sola condizione: dal momento che sono una dea marina di antico lignaggio non dovrai mai trattarmi come i comuni mortali trattano le loro mogli, non dovrai parlarmi severamente, n toccarmi rudemente, n darmi ordini. Non potrei tollerarlo. Mai. Se non rispetterai questo patto la mia reazione sar rapida e definitiva e scomparir per sempre nel regno di mio padre.
Peleo accett le condizioni dettate dall'amata. Prima di partire alla volta della grotta di Chirone, Teti si ferm a cogliere dei fiori, proprio quei papaveri gialli, per i quali Peleo era stato mandato.
Chirone fu felice di vedere arrivare entrambi e li accolse calorosamente. Il vecchio dovette inventare un portentoso unguento: Peleo aveva bisogno di una medicazione per le contusioni riportate nella lotta con Teti. Non poteva certo sposarsi cos sformato e malconcio!
Tutti gli dei sarebbero arrivati quella sera per le nozze. Era il primo matrimonio tra una divinit e un mortale e questo meritava la loro presenza. Certo, c'erano gi state unioni tra dei e mortali. Lo stesso dio degli dei, Zeus, spesso aveva scelto delle splendide fanciulle terrestri e si era unito a loro, ricorrendo a diversi stratagemmi. Era apparso a Leda sotto forma di cigno, a Io come una nuvola, alla virtuosa Alcmena si era avvicinato sotto la maschera di suo marito. Tuttavia queste passioni, da cui nacquero anche figli, furono passeggere. Non era mai accaduto, per, che una dea si congiungesse a un uomo in un matrimonio ufficiale, per condividere un'unica vita e un'unica fortuna.
Gli immortali pianificarono ogni cosa in modo che le condizioni fossero particolarmente favorevoli per l'unione. La dea Era decise che lo sposalizio doveva essere celebrato a gennaio, ed elarg speciali doni, poich Peleo e Teti si sposavano sotto la sua protezione.
La tradizione richiedeva che un messaggero, sotto la luna piena, recasse agli sposi la buona fortuna per i riti nuziali. Peleo e Teti si purificarono nelle acque cristalline di sorgente della foresta e rientrarono nella caverna del centauro Chi-rone ad attendere i loro ospiti.
Le ninfe del bosco offrirono agli sposi frutta e noci, per una fertile unione. Leoni e lupi si raggruppavano intorno alla sposa. Conigli, scoiattoli e topi di campo saltellavano attorno alla caverna senza timore dei feroci carnivori. Il regno della natura, al completo, rendeva omaggio alla bellissima Teti.
Un velo bianco copriva il volto della sposa, proteggendola dagli spiriti maligni. Sotto la stoffa finissima, luccicava la corona di perle che costituiva per diritto di nascita la sua preziosa dote.
Fuori dalla caverna, l'aria risuon di una melodia divina e gli animali cessarono immediatamente di scorrazzare. Zeus arriv per primo, seguito da Era. La dea rivolse un dolce sorriso a Teti. Apollo pizzicava la lira e vicino aveva sua sorella gemella Artemide, la cacciatrice vergine, accompagnata da Peithos. Giunsero infine anche le altre divinit e tutto fu pronto.
Con poche parole Poseidone affid la figlia del vecchio Nereo al generoso giovane mortale. Ora gli dei potevano essere sicuri che la loro egemonia non sarebbe stata minacciata dal figlio di Teti.
Una sola figura se ne stava in piedi, in un angolo: Nereo, arrivato sulla terra dal suo regno sottomarino.
Mentre gli altri ospiti erano intenti esclusivamente a festeggiare la giovane coppia raggiante nell'amore, Nereo vide come in un sogno quel figlio, che i due giovani avrebbero teneramente allevato. Ora Nereo distingueva tutto con chiarezza: i fati avevano decretato che il ragazzo sarebbe cresciuto forte. Nessuno avrebbe potuto sfuggire al fascino di un corpo tanto bello e di una mente tanto vivida.
Nereo prevedeva tutto questo chiaramente, ma non sorrideva. La devozione della madre non sarebbe servita a salvarlo da un'orrenda morte ancora in giovent. Egli vide una guerra - la guerra di Troia - il fuoco dei combattimenti, e ud alcune persone che chiamavano il suo futuro nipote. Achille era il suo nome.


Il Dio del Matrimonio.

In Cina, come raccontano le cronache, le unioni tra un uomo e una donna erano decise dagli dei immortali. Il dio del matrimonio li legava con un invisibile filo rosso e, da quel momento, nessuna forza al mondo avrebbe potuto separarli. Al tempo della dinastia T'ang si raccontava, per, la storia di un uomo che tent invano di confondere i piani del destino. Il giovane Wei Ku era molto ambizioso e, dopo aver viaggiato per tutto l'impero come funzionario delle tasse, aspirava a una brillante carriera. Sebbene fosse di umile origine, confidava di entrare nell'elite del paese e di sposare una donna ricca e di buona famiglia. C'era un grosso ostacolo, tuttavia, che si opponeva al suo piano ambizioso: Wei Ku era orfano e poich, allora, tutti i matrimoni erano combinati dalle famiglie, senza i genitori non avrebbe potuto trovare moglie.
Quando comp ventisei anni, sembr che la lunga attesa fosse finalmente finita: un suo amico avvi trattative con un collega anziano, padre di una bella fanciulla, che apprezzava l'onest e la buona posizione sociale del giovane. L'unico argomento rimasto da discutere era la delicata questione della dote.
Una notte Wei Ku non riusciva a prendere sonno: il suo cuore batteva all'impazzata, agitato dal pensiero che il giorno successivo avrebbe avuto la risposta definitiva per il fidanzamento. Si alz e usc di casa, mentre fuori era ancora buio pesto. Arriv al tempio proprio allo spuntare dell'alba e, entrato per pregare, si sorprese di non essere solo. In un angolo sedeva un esile vecchio intento nella lettura di un libro.
Wei Ku guard al di sopra della sua spalla e di sfuggita vide uno sgorbio, indecifrabile e simile a un ragno. La dotta educazione di Wei Ku gli aveva insegnato a riconoscere tutti i quarantamila caratteri della scrittura cinese, ma le strane parole di quella pagina gli erano sconosciute. Cortesemente chiese al vecchio: Scusate, saggio signore, quale linguaggio state leggendo con tanto interesse?. Il vecchio alz lo sguardo su Wei Ku e rispose:  la scrittura dell'oltretomba, di certo l'avrai vista ben altre volte prima!. Poi avvicin il suo sguardo per scrutare meglio il giovane e scoppi in una fragorosa risata: aveva finalmente capito che Wei Ku era un essere umano e non uno spirito, come aveva creduto. Allora, col sorriso sulle labbra, spieg al ragazzo: Non pensavo di imbattermi in un mortale; a quest'ora, di solito, sulla terra s'incontrano solo spiriti.
Wei Ku tacque: stava conversando con un essere di un altro mondo!
Allora chiese al vecchio: Dunque chi siete voi?. Il dio del matrimonio fu la secca e perentoria risposta. Lo sguardo di Wei Ku cadde di nuovo sul grande libro nel grembo del vecchio. In questo volume - spieg il saggio - sono registrate tutte le unioni della terra: quelle che il destino ha gi sancito e quelle che ancora deve celebrare.
Wei Ku cadde in ginocchio e implorando la divinit chiese se sarebbe avvenuto o no il suo matrimonio. Il dio cominci a sfogliare il grande libro, alla ricerca della pagina giusta. D'improvviso, scosse lentamente la testa e i suoi occhi assunsero un'espressione benevola: Ti sposerai, ma non presto. Abbi fiducia, tua moglie ora  gi nata e muove i primi passi verso di te.
Ha solo tre anni, ma quando ne avr diciassette sar tua.
Wei Ku si spavent di fronte alla prospettiva di un'attesa tanto lunga, incuriosito, incalz il dio con mille domande sulla fanciulla: Chi  quella bimba di tre anni che condivider la mia vita fino alla morte?. Allora il dio del matrimonio si offr di mostrargli la bambina. Era ormai giorno quando percorsero l'angusta strada che si dirigeva verso il mercato. I commercianti disponevano sulle bancarelle le proprie merci.
Il dio del matrimonio si ferm davanti a una vecchia venditrice vestita di stracci che teneva al suo fianco un fagotto. Il giovane funzionario si rese conto con orrore che quel fagotto altro non era che una bambina sporca e magra. Sar lei la mia futura moglie? cominci a pensare tra s con terrore Wei Ku; finalmente si decise a chiedere: Vi prego dio del matrimonio, liberatemi dal mio destino e fatemi sposare la figlia del mio collega.
Il dio chiuse, per, con decisione il suo libro, apr un sacco di pelle e mostr a Wei Ku un groviglio di fili rossi. Uno solo di questi fili - dichiar - congiunge te, Wei Ku, a questa bambina e non c' niente da fare per scioglierlo!.
Detto ci, svan tra la folla. Il giorno seguente, l'amico si rec da Wei Ku per dargli una cattiva notizia: aveva dovuto ritirare l'offerta di matrimonio perch la dote era davvero inconsistente. La prima predizione del dio era divenuta realt e Wei Ku si sent preso in trappola.
Decise allora di agire contro quel destino ingrato. Quella stessa sera and nella taverna pi malfamata della citt, dove trov e assold un assassino disposto a uccidere l'innocente bambina.
Pochi giorni dopo, a notte fonda, l'uomo ritorn a prendere la sua ricompensa e, per ottenerla, mostr a Wei Ku il pugnale ancora bagnato di sangue. Il giovane fu attanagliato dal rimorso, sapendo che ormai non c'era pi nulla da fare. Col passare degli anni il ricordo di quella notte diminu fino a scomparire del tutto. Wei fui non aveva smesso di cercare una moglie, ma ogni tentativo si era concluso con un fallimento. Finch non comp quarant'anni. Dopo tanti anni un anziano consigliere del governo di Hsiang-Chou offr sua figlia Wu, di soli diciassette anni, in sposa a Wei Ku per ricompensarlo dei suoi servigi. Secondo la consuetudine la coppia non si incontr fino al giorno del matrimonio: Wu, indossando una tunica di seta rossa con draghi ricamati in oro, sedeva sul trono nuziale, sorretto da otto paggi vestiti a festa.
Durante tutti i rituali del matrimonio Wei Ku cercava con impazienza di indovinare le fattezze della giovane sposa, celate sotto un candido e morbido velo. Insieme si inchinarono davanti all'altare degli dei e alle tavole degli antenati. Arrivati poi alla tavola matrimoniale mangiarono qualche boccone di due galletti zuccherati e qualche pezzo di frutta secca, simbolo di fertilit. Alzando gioiosamente calici colmi di vino e miele, pronunciarono le frasi rituali, che strinsero fra loro un vincolo indissolubile, come il filo rosso che univa i due calici.
Alla vista di quel filo, Wei Ku indietreggi, ricordando improvvisamente il terribile segreto nascosto nel suo passato. Era riuscito davvero a spezzare la matassa del destino? Forse no, dopo tanti anni tutte le profezie del dio del matrimonio si erano avverate, compresa l'et della sposa. Quella, riflett Wei Ku, poteva per anche essere una coincidenza.
Dopo la cerimonia una damigella tolse il velo alla sposa e finalmente Wei Ku pot osservare l'incantevole viso di sua moglie. Un pettine d'oro le teneva fermi i capelli, e un copricapo d'argento incorniciava la fronte. Wei Ku e Wu rimasero finalmente soli. Si sdraiarono insieme sul letto ed egli con un gesto delicato le accarezz il viso. Wu era distesa tranquillamente ma, quando il marito tent di toglierle il copricapo, balz in piedi. Solo dopo molte carezze e dolci parole Wu decise di scoprire il suo capo e mostr la terribile cicatrice che le sfregiava la fronte. Wei Ku rimase senza parole, mentre la ragazza inizi a raccontargli la sua storia.
I suoi genitori appartenevano a due nobili famiglie della citt ed erano morti entrambi in un'epidemia quando lei aveva solo tre anni. Nell'attesa di trasferirsi dallo zio, il governatore di Hsiang-Chou, che l'avrebbe poi allevata come una figlia, l'unica che si curava di lei era la balia, che vendeva la verdura al mercato della citt di Sung. Wu ricordava vagamente la fame e il freddo che aveva sofferto. Quelle avversit, per, erano nulla, rispetto al profondo terrore dell'incidente che le aveva lasciato quell'indelebile ferita. In una sera di nebbia, Wu aveva visto avvicinarsi un uomo con in mano un coltello. Ricordava perfettamente quello sguardo. Il pugnale la stava gi per colpire quando un lampo di compassione negli occhi dell'assassino le aveva evitato una ferita mortale. A quelle parole Wei Ku accarezz la cicatrice, e strinse al suo cuore la moglie a lui destinata.


Le fanciulle e il futuro.
Sin dai primi secoli della storia, le fanciulle cercavano di sapere quanto pi possibile sui loro futuri mariti attraverso le predizioni d amore. Con grande impegno e trepidazione eseguivano riti bizzarri per conoscere il nome degli uomini a loro destinati. Alcune ore del giorno erano particolarmente favorevoli alle profezie d'amore. Mezzanotte, per esempio era un'ora fantastica, poich nel silenzio e nella solitudine delle tenebre, il potere della ragione si offuscava e lasciava spazio alla voce degli spiriti. Anche alcuni giorni erano propizi, come S. Valentino, il Primo maggio e la vigilia di Ferragosto. Inoltre a fine gennaio, la vigilia di S. Agnese, protettrice delle vergini, era un'altra data molto importante per le faccende amorose. Infatti, le fanciulle mescolavano farina, acqua, uova e sale e cuocevano la caratteristica torta muta, chiamata cos perch doveva essere preparata in assoluto silenzio. Mangiandola prima di andare a letto avrebbero potuto sognare il loro futuro fidanzato.
L'oniromanzia, la pratica che svelava il futuro attraverso i sogni, era una delle forme di divinazione d'amore. Altri riti, invece, sfruttavano il potere magico della natura, racchiuso per esempio nella frutta, nelle piume degli uccelli o nei fiori -per richiamare l'immagine del futuro sposo allo specchio o addirittura per farlo apparire di persona. Infine, se una ragazza aveva uno spasimante, esisteva un modo per misurare il suo ardore: si metteva una nocciola su una graticola e, se prendeva fuoco, indicava una forte passione.

Messaggi scritti sulle ali degli uccelli.
Una ragazza conosceva il mestiere del futuro marito a seconda del primo uccello che incontrava la mattina di S. Valentino. Un merlo color carbone, indicava un reverendo; un pettirosso dal petto multicolore un marinaio e un cardellino bianco un uomo facoltoso. La ragazza salutata, per, dal martellare di un picchio non si sarebbe mai sposata.

I passi sul sentiero del matrimonio.
Un trifoglio messo nella scarpa destra di una fanciulla era un efficace strumento di divinazione. Il primo uomo che questa fanciulla incontrava passeggiando per strada sarebbe stato il suo futuro marito.

Un pasto per lo sposo ancora sconosciuto.
Per attirare il futuro marito al suo focolare, la vigilia di Natale una fanciulla doveva preparare una cena senza pronunciare una sola parola. Quindi lasciata la tavola imbandita e la cucina vuota, si doveva nascondere nelle vicinanze, in attesa dei primi passi. Se compariva un uomo e mangiava tutta la cena, l'avrebbe sposata entro l'anno. Dedicarsi alle magie d'amore durante l'inverno, quando le forze delle tenebre erano molto pi potenti, poteva, per, portare sfortuna. Infatti, dal suo nascondiglio la ragazza poteva anche vedere un mostro che divorava le sue pietanze con occhi di fuoco. Questo significava che era destinata a un matrimonio profondamente infelice.


Amore Dimenticato.

Ci fu un tempo nell'antica India in cui gli dei scendevano sulla terra, gli uomini frequentavano le sfere celesti e l'amore era influenzato dall'intervento di potenze superiori. La magia e le maledizioni, i capricci delle divinit e la malevolenza degli uomini potevano unire gli amanti o dividerli per sempre, determinando l'esito di tutti i matrimoni.
Una delle storie pi note era quella del re Dushyanta e della graziosa Sakuntala, due giovani innamorati le cui vite furono lacerate e trasformate dall'intervento divino. Il padre di Sakuntala era un saggio che, come ricompensa per le sue virt, aveva ricevuto in dono dagli dei la capacit di creare mondi e di accendere stelle, di diventare invisibile e di vivere in eterno. Forte di questi poteri ben presto volle per rivaleggiare con gli dei. Le divinit ostacolarono subito le sue ambizioni, rendendolo schiavo della lussuria. Colpito dagli strali del dio dell'amore, corteggiato dal sorriso di una ninfa eterea e leggiadra, il vecchio se ne innamor perdutamente. Dalla loro unione nacque una bambina, nessuno seppe mai per quali motivi la ninfa abbandon la figlia ancora neonata nella foresta. Gli uccelli con le loro ali la protessero dalle tempeste, e con le loro piume la ripararono dal freddo finch non venne trovata da un vecchio eremita che la allev come una figlia.
Sakuntala visse nel cuore del boschetto e crebbe bellissima e saggia.
Ogni giorno, seguendo le orme del padre adottivo, si occupava delle creature del bosco e si immergeva nello spirito della natura. Per lei la fiamma della vita divenne sacra. Non mangiava la carne degli animali, n schiacciava gli insetti, per liberarsi dalle loro punture dannose.
Un giorno quando Sakuntala era quasi adulta, suo padre part per un viaggio spirituale e la ragazza rimase, con le ancelle, nella pace della foresta.
Poco dopo capit in quel luogo idilliaco il re Dushyanta, impegnato nell'inseguimento di un cervo, che scapp veloce nel cuore della foresta. Persa la sua preda, una profonda serenit colm il suo cuore, mentre ascoltava i melodiosi canti degli uccelli, la musica di un ruscello e il mormorio di voci che celebravano i sacri nomi degli dei.
Dopo aver lasciato le armi e la divisa in un luogo riparato, Dushyanta decise di cercare il famoso saggio, di cui tanto si sentiva parlare e le cui virt erano note in ogni parte dell'India.
Sulla sponda del ruscello il re non incontr il venerabile e avvizzito saggio, ma tre dolci fanciulle intente a riempire le brocche d'acqua. Nascosto dal fogliame Dushyanta si ferm ad ammirare la loro bellezza. Sakuntala alz il volto e i suoi occhi scuri incrociarono quelli di Dushyanta con uno sguardo di una tale semplicit, onest e modestia che il re ne fu subito ammaliato.
Benvenuto straniero, gradisci della dolce frutta per rinfrescarti? mormor la fanciulla abbassando il viso.
L'aria del boschetto era inebriata dai profumi della primavera, dalla polvere del polline e dai richiami festosi degli uccelli in amore.
Forse il dio dell'amore passava, in quel momento alla ricerca di due cuori da unire e forse sorrise vedendo i due giovani parlare: la passione tra Dushyanta e
Sakuntala nacque improvvisa quel giorno. Dushyanta sentiva di avere di fronte la donna che da sempre gli era stata destinata, Sakuntala a ogni parola che lui pronunciava, a ogni espressione che animava il suo viso si innamorava sempre pi.
Il giorno pass velocemente tra dolci parole e sguardi pieni di tenerezza. Quando Dushyanta scopr le nobili origini della fanciulla, non ebbe pi esitazioni. Prese la sua mano e le domand: Vuoi essere la mia regina, Sakuntala?.  l'unico desiderio che mi riempie il cuore, o mio re fu la risposta.
Un matrimonio tra due creature di cos nobile stirpe non aveva bisogno n di sacerdoti n di garanti. L'amore da solo bastava.
Si presero per mano e la cerimonia ebbe inizio coi rituali sette passi, che gli sposi dovevano compiere per giungere alla felicit e sigillare in questo modo la loro promessa di matrimonio.
Dushyanta rimase all'eremo per diversi giorni, ma arriv il momento della separazione. Gli obblighi di palazzo, infatti, lo attendevano, era stato lontano troppo ed era ora di tornare.
Prima di partire, per, strinse tra le sue braccia Sakuntala e, guardando i suoi occhi velati di lacrime, le sussurr: Non piangere mia regina, torner presto e ti condurr nel nostro regno. Saluta il tuo nobile padre e digli che sapr renderti felice. Ora prendi questo anello di smeraldo, che reca inciso il simbolo della regalit: portalo sempre al dito e tutti sapranno che sei la regina.
Dushyanta part a cavallo. Sakuntala trascorse i giorni seguenti girovagando per il boschetto persa nei suoi dolci pensieri d'amore. Seduta sulla riva del ruscello, dove aveva incontrato per la prima volta Dushyanta, girava e rigirava il suo anello intorno al dito, sospirando.
Sakuntala immersa nelle sue fantasie non si era accorta che un vecchio era da tempo alle sue spalle, in attesa dell'ospitalit dovuta a ogni pellegrino.
Sciagurata fanciulla: che la persona a cui stai pensando perda completamente memoria di te tuon a un tratto lo sconosciuto, gonfio di rabbia.
La giovane trasal e fu presa dal panico quando vide chi aveva pronunciato quelle parole. Era il Maestro delle Maledizioni: di fronte a lui, tremavano perfino gli dei. Mentre le lacrime scorrevano copiose lungo le guance, Sakuntala lo implor: Abbiate piet del mio cuore innamorato, ritirate i vostri strali nefasti.
Troppo tardi, ora la maledizione  pi potente del suo creatore! le rispose il vecchio scuotendo la testa. Il pentimento della fanciulla aveva mosso il suo animo e volendo darle una speranza aggiunse: Tuo marito si ricorder di te solo quando vedr l'anello.
Sakuntala attese il ritorno del padre e subito dopo part per riconquistare la mente del suo sposo, ottenebrata dalla maledizione. Mio re, ricorderai il nostro amore! Lo farai per la nostra felicit e per il piccolo cuore che ora batte in me.
Il palazzo di Dushyanta brulicava in una nuvola di polvere sollevata dagli elefanti. Principi di terre lontane, coraggiosi cavalieri, venditori con le loro merci attendevano tutti pazientemente di essere ricevuti in udienza dal re.
Coperti di sabbia e di povert, aspettavano anche numerosi mendicanti, il cui
solo bene era una scodella vuota che speravano di riempire.
Sakuntala, guidata dal suo seguito di ancelle, era fiera della -potenza del suo sposo e al tempo stesso timorosa di non riuscire a incontrarlo. Spingendosi avanti raggiunse il segretario del re e richiese un'udienza urgente. Mentre ammirava la bellezza della donna, i cui occhi ansiosi e il ventre rotondo testimoniavano chiaramente la sua situazione, un sorriso sfior le labbra del cortigiano: un'altra vittima dell'astuzia di qualche uomo e dell'ingenuit femminile.
La sua piet, per, si trasform subito in fastidio quando Sakuntala dichiar di essere la moglie del re e insistette decisamente per vederlo.
Proprio mentre stava ricevendo l'ultimo, categorico rifiuto, apparve Dushyanta in persona. Ricevette Sakuntala con la cortesia di uno sconosciuto ben educato, poi riprese la strada attraverso la folla.
Con un grido di disperazione la donna si gett ai suoi piedi e implor di riconoscerla come sua moglie. Dushyanta la guardava dall'alto senza capire, mentre lei elencava i dettagli del loro corteggiamento e matrimonio.
non apparve nei suoi occhi neri la scintilla del ricordo, ma soltanto un luccichio di ripugnanza di fronte a parole per lui insignificanti e offensive. Ricordando la maledizione del Maestro, Sakuntala stese la mano per mostrare a Dushyanta l'anello e restituirgli la memoria.
Un grido di dolore usc dalle sue labbra: l'anello era scomparso e con lui la speranza di ritornare a essere di nuovo felice. Dov'era? Forse un'altra stregoneria? Un ladro? o forse a derubarla dell'amore del re era stata l'acqua di quel lago, che durante il viaggio le aveva rinfrescato e corroborato il corpo?
Con un duro ordine Dushyanta fece allontanare la sconosciuta e se ne and con il cuore pieno di tristezza. Un sospiro, e il pensiero della stupida crudelt a cui potevano arrivare le donne scomparve, lasciando subito il posto alle incombenze del regno.
Sakuntala venne condotta in lacrime dai suoi servi. In piedi fuori dal palazzo, fu sopraffatta dalla tristezza e, con le braccia protese verso il cielo, preg gli dei della foresta, che aveva adorato per tutta la sua vita, e sua madre di venirle in aiuto. Immediatamente, in un lampo di luce, Sakuntala spar.
Silenzioso, sotto il potere terribile della maledizione del vecchio incantatore, il re non pens pi per molti anni alla misteriosa bugiarda.
Il suo oblio termin quando un giorno un povero pescatore gli port l'anello trovato nella pancia di un pesce. La vista dello smeraldo immediatamente gli rivel l'identit della donna cacciata molti anni prima. Pieno di orrore e di rimorsi, ordin che il pescatore fosse ricompensato e che si esplorasse tutto il territorio per riavere sua moglie. Le ricerche furono inutili. Assumendo le vesti di un penitente Dushyanta abbandon i doveri di sovrano per piangere la sua adorata sposa.
I corridoi del palazzo divennero silenziosi, l'oro nella tesoreria si ricopr di polvere, il cibo si accumul, i cavalli del re oziarono nelle loro stalle, divenendo grassi e pigri, niente destava pi l'interesse di Dushyanta, nulla lo divertiva.
Rimase sepolto nel dolore finch non scoppi una guerra tra dei e demoni. Tutti i re mortali furono convocati in cielo per combattere contro le forze del male. Le divinit strapparono Dushyanta dal suo grigio letargo e si fecero portare dai servi la sua armatura pi bella - che il lungo ozio aveva ricoperto di polvere e arrugginito - e con questa lo rivestirono.
Il dio Indra invi un carro da guerra dorato e decorato con le scene della vita degli dei. Il cielo si macchi di sangue e il frastuono delle armi assord il mondo dei mortali. Il silenzio ritorn solo quando l'ultimo demone fu sconfitto. Sopra le nuvole la pioggia di Indra riscopriva l'azzurro e si potevano vedere gli dei vittoriosi cavalcare alla guida dei loro carri.
Dushyanta stava tornando verso il suo regno. Il cocchiere del carro di Indra, forse per ordine dello stesso dio, all'improvviso cambi tragitto e lo port in un grande palazzo sopra una nuvola. Il re si ritrov in un rigoglioso giardino che risuonava delle risate di un bimbo. Quell'allegria fu per lui come una calamita: quale stupore, ritrovando nel viso del piccolo i suoi occhi di un tempo.
Pieno di meraviglia, Dushyanta si guard attorno, cercando Sakuntala. In quel momento la donna apparve, radiosa e bella come la ricordava e la loro lunga e dolorosa separazione ebbe fine.

L'anello, che era stato emblema e rovina del loro amore, dapprima illuminando e poi oscurando il ricordo, fu eliminato per sempre. Un amore come quello di Dushyanta e Sakuntala, modellato dagli dei, non aveva bisogno di altri simboli oltre al bimbo che era tra loro.


Un Maledetto Abbraccio.
Da sempre i narratori hanno messo in guardia dalla compiacenza e dalla presunzione in cui pu cadere quel fortunato che trova l'amore; a volte il destino o la fragilit umana possono intervenire a rovinare un lieto fine dato per certo.
Questo  il messaggio racchiuso in una vecchia storia tedesca, che racconta di Liba e Guntram, una coppia di giovani che sembrava crogiolarsi nella luce della loro buona sorte.
Il primo incontro li vide ancora ragazzi, ma gi attirati l'uno verso l'altra da una naturale simpatia, che, nel tempo, crebbe generando un solido sentimento.
Molte volte Guntram, gi cavaliere, fiancheggi lo sciabordio del Reno e cant il suo amore ai faggi sulla collina dorata d'autunno; ove sorgeva il castello del signore di Falkemburg, padre di Liba.
La cerimonia della promessa di matrimonio si tenne nella cappella del castello e fu fastosa e solenne, alla presenza dei genitori e dei parenti pi stretti.
I quaranta giorni che precedevano il matrimonio servivano alle coppie per conoscere e soggiogare i reciproci cuori con frasi sussurrate e con le tenere astuzie del corteggiamento. Non fu cos, per, per Guntram e Liba.
Il cavaliere, infatti, venne inviato d'urgenza dal suo signore in missione presso la corte di Napoli. Tale incarico lo avrebbe tenuto lontano per sei mesi e dunque si sarebbero celebrate le nozze solamente al suo ritorno, in primavera.
Guntram, dopo un bacio all'amata, suggello di eterna devozione, part. In Italia la passione di Guntram per Liba crebbe pi forte che mai. Portata a termine la missione, il lento tragitto di ritorno lo riemp di impazienza.
Non gli sembr vero: attraversate le Alpi e raggiunta la frontiera tedesca, finalmente vedeva la sua terra. Doveva correre dalla sua promessa sposa ottenendo dal suo signore il permesso di proseguire da solo a cavallo. Anche il vento avrebbe fatto fatica a seguire il suo felice e frenetico galoppo.
A tre giorni da Falkemburg una
gelida pioggia fren il suo impeto; nel crepuscolo scorse un tenue lume attraverso una massa di alberi, ma quando Guntram raggiunse la sorgente della luce vide che si trattava di un castello mezzo diroccato.
Buss alla porta e un anziano portiere gli apr e mormor un benvenuto a nome dei suoi padroni assenti, preannunciandogli la cena. Mentre aspettava cominci a girovagare, scrutando la sala e le pitture che rivestivano le pareti. Santi in agonia e personificazioni della morte in terribili maschere lo osservavano con occhi spaventosi dalle tele polverose.
All'estremit della camera alcune pesanti tende celavano agli sguardi curiosi altri dipinti. Scopr finalmente il ritratto di una bella donna, ma si accorse che era seduta sul bordo di una tomba aperta.
Gli occhi verdi della donna sembravano seguirlo intorno alla stanza. La sensazione di quello sguardo fisso era terribile, e con un gesto l'uomo riottenne la pace coprendo il ritratto ancora una volta.
Quando Guntram ebbe cenato, il portiere lo guid lungo i corridoi, invecchiati di ragnatele, fino alla camera da letto che si trovava in fondo.
Sicuramente vi aveva abitato una donna, che aveva adornato il suo giaciglio
con un velo dai colori preziosi e che portava piccole scarpe: di questa grazia tipicamente femminile, per, non rimanevano ora che un pezzo logoro di stoffa appeso a un gancio arrugginito e un paio di alte soprascarpe con una suola di legno mangiata dai tarli.
L'agitazione vinse sulla stanchezza e Quntram continu a camminare, finch scopr una porta che lo condusse in una piccola stanza vuota. Il guardaroba della signora, certamente. Nell'aria un profumo di lavanda sembrava l'unico alito di vita in quella casa morta. Per questo decise, quando si ritir per dormire, di lasciare la porta semiaperta.
Si svegli mentre una campana lontana batteva la mezzanotte. Aprendo gli occhi vide un raggio di luce che colpiva di traverso il letto a baldacchino, e in piedi al centro della stanza accanto una donna: la luce sembrava irradiare da lei. Cantava con un filo di voce, dolcemente. I capelli fluenti e l'aspetto tormentato gli parvero familiari: era la donna del ritratto.
Lei apr le braccia, invitandolo, ma non appena Quntram mosse le mani per scostare il copriletto vide brillare l'anello di fidanzamento di Liba.
Quando alz di nuovo lo sguardo non trov pi la sconosciuta.
Il mattino dopo Quntram, che solo il giorno prima aveva una gran fretta, trov un pretesto per ritardare la partenza. Il suo cuore si agitava fra la profonda nostalgia di Liba e il desiderio di rivedere la donna sconosciuta.
Per tutto il giorno perlustr le sale in rovina, finch su una pietra tombale che si trovava sul fondo di una cappella, vide sull'iscrizione ancora leggibile: Prega per me, ma temi il mio sguardo.
Questa frase riecheggi nella sua mente come un ammonimento. Quntram scost alcune erbacce, ma non riusc a scorgere nessuna immagine.
Nella notte, cadde in un sonno agitato e si svegli, come gi era successo, al battere dei dodici tocchi. Ancora una volta dalla camera adiacente filtrava la luce bianca, ancora una volta la donna stava in piedi al centro della stanza.
Quntram si alz e andando verso di lei le domand: Chi sei, o meravigliosa dama?. La donna fece appena pi che un gesto d'invito. Questa volta l'uomo non riusc a resistere: and fra le sue braccia e la strinse a s. Quella notte la sconosciuta tolse dalle sue dita un pesante cerchio d'oro e lo infil al dito di Quntram, sparendo con l'oscurit.
La mattina seguente Quntram, sconcertato e pieno di vergogna, lasci il castello di buon'ora. Mentre galoppava lungo la discesa incroci un contadino e, incuriosito e turbato, gli chiese: Buon uomo, come mai quel bel castello  lasciato in rovina?.
Allora il contadino raccont: Nel castello abitava una signora, bella e civettuola che si chiamava Etelinda. Questa dama aveva attirato molti pretendenti nella sua dimora. I suoi capricci, per, erano tali che nessuno volle sposarla, finch un giorno un impavido cavaliere promise che avrebbe fatto di tutto pur di essere amato da lei una sola volta.
Con un sorriso crudele la donna si promise, a patto che stesse fermo in piedi senza armi a un incrocio in Valpurga. Di notte. Tutti sapevano che a quell'ora le streghe si riunivano per la loro magnifica sabba. Il mattino seguente furono trovate le membra insanguinate del giovane, sparse sopra la strada. Qualcuno sostenne che era stato vittima dei lupi, ma sua madre sapeva essere opera delle streghe e maled Etelinda.
La dama capricciosa si ammal e nove giorni dopo mor. La gente dice che il suo spirito non ha pace e che vagher per il mondo fino a quando non trover un uomo capace di resistere al suo sguardo. Tutti coloro che accettano il suo abbraccio sono condannati a morte certa.
Spaventato Quntram spron il suo cavallo verso Falkemburg. Non appena fu di nuovo dalla sua Liba, il cavaliere si convinse che il vero amore potesse sconfiggere l'influenza maligna del fantasma. Non riusciva, per, a togliere l'anello che, non visibile, era solo percepibile al tatto.
Dopo quindici giorni arrivarono gli invitati per il matrimonio. Accompagnato dalla musica, il corteo nuziale si diresse verso la chiesa: Liba vestita di una pelliccia e un abito d'oro stava sul dorso di un mulo, Quntram su un bianco palafreno.
Proprio nel momento di scambiarsi le solenni promesse nuziali avvenne, tuttavia, qualcosa di terribile.
Quando Quntram pronunci le parole che lo avrebbero congiunto per sempre alla sua sposa, guard in basso e vide che non stava stringendo la mano di Liba, ma le dita gelide di uno spettro; e furono i freddi occhi verdi di Etelinda e non gli onesti e caldi di Liba che incontr rialzando lo sguardo. L'apparizione dur solo un momento ed egli ritrov Liba vicino a lui. Quntram non sapeva, per, che la vista e il tocco del fantasma lo avevano calato in un delirio. Nove giorni dopo egli fu eternamente con Etelinda dentro la tomba.


Un Magico Appuntamento.

Nel lontano e dorato palazzo di una corte araba, dove il rumore degli spruzzi di numerose fontane confondono le orecchie delle spie, un re turbato dalle preoccupazioni di stato camminava insonne nella notte. Per distrarsi chiam una delle sue concubine, un'abile narratrice. La donna, per cacciare via i demoni del buio, inizi a raccontare una storia d'amore e di magia.
Era una storia molto bizzarra, che col tempo sarebbe divenuta molto nota: raccontava di due amanti destinati a non incontrarsi mai se una coppia di spiriti capricciosi non si fosse immischiata negli affari umani.
La vicenda ebbe inizio in un regno dell'Asia, dove le steppe risuonavano della voce di un re perennemente irato contro suo figlio. Il sovrano gridava continuamente esasperato: Camaralzaman, sei un principe abominevole agli occhi del cielo. Non puoi rifiutare il destino per il quale sei nato! Devi sposarti e avere al pi presto un erede!.
Molte spose promesse avevano attraversato in carovana le vie della seta e delle spezie, ma il giovane non le aveva degnate della minima attenzione. A corte avevano provato a invitare danzatrici e schiave, per suscitare il fuoco nei suoi lombi. Egli, per, le aveva disprezzate tutte per dedicarsi a passioni pi grandi: il suo liuto e i suoi volumi di poesia. Avendo fallito ogni tentativo di persuasione, il re ricorse allora alle minacce e, successivamente, alle punizioni.
Camaralzaman venne condotto fuori dalla capitale, in una citt in rovina che sorgeva al centro di una pianura, cimitero di qualche civilt dimenticata. L il principe fu rinchiuso in una vecchia torre diroccata. Il re sperava che il freddo della notte, il cupo gracchiare dei corvi e la presenza degli spiriti riuscissero a convincere il suo cocciuto figlio a cambiare atteggiamento.
Nella torre, Camaralzaman non ebbe il permesso di ricevere visitatori e persino il cibo gli veniva inviato in una cesta.

Se il giovane soffriva, non lo dava certo a vedere e, privato del suo liuto, cantava. Spogliato dei suoi libri di poesia compose egli stesso dei versi.
In tutto ci il padre ebbe ragione solo rispetto a una questione: la torre, infatti, fu visitata dagli spiriti. Era ben noto che i demoni chiamati Jinn amavano le costruzioni abbandonate e la campagna deserta. Anche se cavalcavano i venti per visitare le terre pi lontane, rimanevano poi fedeli ai luoghi scelti come casa.
 Uno jinn che abitava nella torre andava molto fiero del suo principesco inquilino e, con gli altri membri del mondo invisibile, si vantava dei regali di Camaralzaman e della sua cortesia. Un altro spirito, una femmina della specie degli ifrt, pretese di conoscere una fanciulla che uguagliasse e magari perfino superasse Camaralzaman in bellezza.
Un simile prodigio esisteva: era una principessa cinese chiamata Badoura che, come lo stesso Camaralzaman, aveva provocato le ire paterne. Anche lei, infatti, aveva rifiutato di sposarsi e ora si trovava prigioniera in un'ala disabitata del grande castello imperiale.
I due spiriti vollero divertirsi con un esperimento: fare incontrare i due mortali, per poter mettere a confronto la loro eccezionale bellezza.
Gli jinn erano Maestri del Cielo, abili nei misteri del volo. Le molte miglia che separavano la patria di Camaralzaman dalla Cina furono attraversate in un solo istante. Nella profondit della notte, quando i loro poteri erano particolarmente forti, i due spiriti trasportarono l'ignara principessa Badoura, profondamente addormentata, fino alla torre in rovina, dove anche il principe Camaralzaman era immerso in un pesante sonno.
I due ragazzi vennero svegliati a turno dai loro rapitori. Badoura, aperti gli occhi, guard per un lungo tempo lo sconosciuto che dormiva al suo fianco e che le sembrava cos simile a lei che avrebbe potuto essere suo gemello.
Con un lieve e delicato gesto segu la curva della guancia e la linea delle labbra del principe. Prima, per, che potesse svegliarlo con il suo tocco, lo jinn fece un cenno e lei torn di nuovo a dormire profondamente.
Quando anche Camaralzaman si svegli, rimase incantato dalla fanciulla distesa accanto a lui. Ad alta voce proclam che mai, prima di allora, aveva goduto di un sogno tanto dolce.
Volle catturare una prova di quella felicit da portare nel suo desolato mondo e fu cos che scambi il suo anello con quello della sconosciuta. Per volere del demone ripiomb poi a dormire e Badoura venne riportata in Cina di nascosto.
La mattina seguente Badoura e Camaralzaman si resero conto di ritrovarsi nuovamente soli, nelle loro rispettive prigioni. Camaralzaman chiam lo schiavo che doveva straordinariamente servirlo nella torre e gli chiese: Chi ha condotto da me quella bellissima fanciulla e ora dove si trova?. Sconcertato lo schiavo rispose: Non so di quale fanciulla stia parlando, mio principe. Sono stato di guardia alla porta della torre tutta la notte e nessuno  passato da qui.
Camaralzaman si infuri. Afferrando l'uomo tremante per i capelli, minacci di ucciderlo subito se non gli avesse raccontato la verit. Lo schiavo si liber e fugg impaurito verso il palazzo del re. Doveva assolutamente riferire di quell'improvviso cambiamento nella condizione del giovane principe, ma riusc solo a farfugliare al sovrano il suo timore che la reclusione avesse sconvolto la mente del suo signore.
Il re si mostr profondamente preoccupato da tali notizie e si affrett verso la torre per parlare con il figlio.
Camaralzaman, credendo che la donna della notte fosse stata mandata da suo padre come molte altre nel passato, gli svel il suo amore. Per confermare il proprio concitato racconto mostr il cerchietto, elegantemente intagliato con simboli non familiari, che le aveva preso.
Disorientato, il sovrano rispose che non sapeva nulla della ragazza ed era addolorato per la sua scomparsa.
Detto questo ordin subito di liberare il giovane e lo fece ritornare a palazzo. Camaralzaman distrutto dalla disperazione svenne e fu trasportato immediatamente nella sua camera da letto.
In Cina, nel frattempo, l'amata pativa i suoi stessi tormenti. N il re, n i suoi consiglieri si spiegavano la presenza dell'anello al dito di Badoura. Avevano sospettato a lungo che la ragazza fosse pazza, altrimenti perch avrebbe rifiutato cos ostinatamente di sposarsi?
Ora i loro timori erano confermati dal suo continuo delirare su un bel principe sconosciuto. Nessun rito di purificazione o polvere dei medici di corte poteva liberarla dalla sua disperazione. Era imprigionata di nuovo nei suoi alloggi e il re annunci che qualsiasi uomo fosse riuscito a guarirla l'avrebbe avuta come sposa.
Solo uno dei medici del palazzo credeva alla storia della principessa. Si trattava di Marzawan, il figlio della vecchia e debole bambinaia di Badoura, le cui capacit e l'erudizione lo avevano elevato al di sopra del rango a cui apparteneva.
Avendo condiviso il latte della stessa donna, lui e Badoura si amavano l'un l'altra come fratello e sorella. In un colloquio segreto con la fanciulla, dunque,
esamin con cura l'anello straniero al suo dito. Poi disse: Riconosco i simboli incisi su questo gioiello: sono le insegne della casa reale di un regno che si trova all'altro capo del mondo. E promettendo a Badoura che tutto sarebbe andato per il meglio, lasci il palazzo portando con s un ritratto in miniatura della principessa.
Per mesi non si seppe pi nulla di lui. Un giorno Badoura venne informata che Marzawan era tornato a corte e aveva portato con s uno straniero vestito con la toga d'astrologo. Qui - annunci Marzawan - c' un mago venuto dall'Occidente, immerso nell'occulta saggezza dell'India e dell'Egitto. Egli  il solo a possedere il segreto per guarire Badoura.
Quando il mago entr nella camera della principessa, la fanciulla lanci un grido di gioia, poich era il giovane del suo sogno. Anche di lui, come di Badoura, si diceva fosse pazzo.
Al giovane, in verit, bast rivedere il volto della fanciulla per rinsavire all'istante. Gli amanti finalmente riuniti rimasero soli per molto tempo.
Le cronache non rivelano quali domande, tenerezze, promesse e carezze si scambiarono, poi la coppia and a inchinarsi davanti al re. Il principe, allora, pronunci queste parole: Nobile sovrano, acconsenti alla promessa fatta e permetti a Badoura di sposare l'uomo che l'ha guarita.
Il mago, che venne per curare (Badoura, si rivel
Il matrimonio fu subito organizzato e il re fu lieto di vedere sua figlia sposata, anche se si sarebbe trasferita in una patria lontana. Le notti del viaggio di nozze i due giovani le passarono in una tenda di seta, piantata in prati fioriti o su spiagge fiancheggiate da palme. Gli sposi novelli non avevano premura: assaporarono ogni momento a loro piacimento. Una mattina, mentre erano accampati nel deserto a met strada tra i loro due paesi, Camaralzaman s'inginocchi davanti a Badoura accarezzandola mentre dormiva. Allorch la sua mano vagava tra la seta delle vesti incontr qualcosa che non aveva mai notato: un amuleto di calcedonia inciso con simboli occulti. Incuriosito, sciolse il filo che teneva annodato il talismano e usc dalla tenda con la gemma in mano per esaminarla alla luce del giorno.
Ci che capit in seguito fu cos straordinario che dovette nuovamente intervenire lo jinn che aveva fatto incontrare i due innamorati la prima volta. Scese improvvisamente in picchiata un uccello con due occhi rossi e penetranti come fari e rub l'amuleto dalle mani di Camaralzaman.
Lo sposo non conosceva il valore di quell'oggetto, ma immagin che fosse prezioso per la sua Badoura. Forse era
una sorta di magia incisa dai sacerdoti per proteggerla dal male pens tra s.
Temendo la collera della moglie per la perdita del talismano corse a inseguire il ladro alato. Badoura si svegli e non trov n il suo sposo n il suo amuleto. Gli oggetti e gli abiti di Camaralzaman erano esattamente come li aveva lasciati. Una tazza di succo di frutta ancora da terminare, un libro di poesie d'amore aperto sul cuscino: erano i segni dell'assenza dello sposo.
Badoura non pens nemmeno per un momento che Camaralzaman l'avesse abbandonata di sua volont, tuttavia, quando anche il nuovo giorno volse al termine, perse tutte le speranze di ritrovare il suo sposo e il suo amuleto o di avere una spiegazione della loro scomparsa.
Badoura per sicurezza si vest con gli abiti che Camaralzaman aveva lasciato. Sapeva che, pur essendo una principessa, in quel deserto straniero era tanto vulnerabile quanto qualunque altra donna, nascose i gioielli - la sua dote -nelle pieghe dei suoi abiti e se ne and lungo la strada che conduceva al mare. Alle poche anime viventi che incroci lungo la strada chiese se avevano visto Camaralzaman. La risposta fu sempre no.
Non avendo una mappa, Badoura sapeva solo che era lontana da casa.
Nessuno conosceva il nome del regno di Camaralzaman e tutti scuotevano la testa quando lei chiedeva la strada per raggiungere la Cina.
Infine seppe di una nave da carico che, da un porto vicino, si dirigeva a un'isola che le era nota - l'isola di Ebony -da cui erano giunti gli scuri tavoli intagliati per la stanza del trono di suo padre. Se fosse riuscita a raggiungere l'isola avrebbe potuto tornare finalmente a casa.
Dopo aver pagato il viaggio con una manciata di zaffiri, Badoura arriv sulla sospirata isola di Ebony. Tranquilla nei suoi abiti maschili, si present come un principe cinese. Il sultano dell'isola insistette per ospitare quell'illustre viaggiatore e fu cos affascinato dal dignitoso modo di quel giovane e cos impressionato dalla sua stirpe regale che gli offr la mano della sua unica figlia. Nessuna nave era attesa prima di un anno o pi per il viaggio verso la Cina.
Badoura, che in poco tempo era diventata amica della fanciulla, calcol i rischi e le probabilit e accett la proposta. Il segreto di Badoura non poteva restare celato a lungo durante la notte nuziale, ma sperava che la reazione della sposa non sarebbe stata tanto d'indignazione, quanto di divertimento, diventando complici nell'inganno. E cos avvenne.
Assorbite nei piaceri della compagnia l'una dell'altra, Badoura e la principessa
a mala pena si accorsero del trascorrere del tempo. Quando la prima nave carica di prezioso ebano alz le vele verso la Cina, Badoura non era a bordo. Il sultano, infatti, aveva scelto di ritirarsi dal trono per una vita di meditazione e di preghiera. Seguendo un'antica abitudine, confer la corona allo sposo di sua figlia. Badoura, allora, tent di essere un sovrano saggio e gentile e si accorse che amava governare. Le restavano ormai ben pochi stimoli per tornare in Cina, l avrebbe condotto una grigia esistenza nella corte di suo padre, come moglie abbandonata di Camaralzaman.
Un giorno, arriv al palazzo di Badoura un mercante con un regalo per il nuovo sultano e la sua regina: era un vaso pieno di dorate olive mature provenienti da un villaggio del continente, noto ovunque per la bont dei suoi raccolti. Badoura affond la sua mano nel recipiente per assaggiare tali delicatezze. Frugando, poi, sempre pi a fondo tir fuori un oggetto piccolo e duro che era nascosto tra le olive. Sebbene sporco e unto dal succo delle olive schiacciate lo riconobbe subito: era il suo talismano, scomparso insieme a Camaralzaman durante la loro luna di miele. Balzando dal suo trono, afferr il mercante per il colletto e lo scosse, chiedendogli da
dove venissero le olive. L'uomo intimorito fece il nome del villaggio e lei lo percosse una volta; nomin il boschetto in cui le olive erano state raccolte e lei lo schiaffeggi una seconda volta; nomin, da ultimo, l'ortolano che aveva consegnato il vaso e lei lo lasci andare.
Gli ordin, per, di veleggiare di nuovo verso il boschetto delle olive. L'ortolano, che forse era un ladro o perfino un omicida, fu catturato e portato da Badoura. Prima che trascorresse una settimana la nave era di ritorno. La donna aveva preparato una prigione fornita di attrezzi di tortura per interrogare il prigioniero e apprendere il destino di Camaralzaman. Quando, per, vide la sua vittima trascinata davanti a lei si lasci scappare un grido di stupore e immediatamente ordin la liberazione del prigioniero. Camaralzaman stava in piedi davanti a lei, la sua pelle era abbronzata dal sole, le sue mani erano indurite dal lavoro, ma per il resto non era affatto cambiato.
Ci vollero molte ore a Camaralzaman prima che terminasse la descrizione delle sue tribolazioni e dei suoi viaggi.
Se prima il giovane sospettava la mano di un jinn o di un altro demone nei suoi rapporti con Badoura, ora ne era assolutamente convinto. Gli avvenimenti che lo avevano condotto lontano da lei, e quelli che capitarono in seguito non solo oltrepassavano ogni credibilit, ma sfidavano qualsiasi spiegazione logica. Il giovane raccont del suo inseguimento dell'uccello che aveva rubato il talismano, e di come l'animale l'avesse attirato in un deserto senza sentieri. Per molte settimane aveva vissuto cacciando e raccogliendo erbe, finch alla fine scopr una strada verso il villaggio e da l si mise in cammino per la costa.
Un vecchio ortolano, proprietario di un boschetto di olive, gli aveva offerto cibo e rifugio in cambio del suo aiuto. Il principe poteva anche essere viziato, ma nel boschetto d'olive si adatt al duro lavoro, diventandone orgoglioso. Un giorno, mentre si occupava degli alberi, sent sopra di lui uno sbattere di ali e un oggetto lucente lo colp in fronte: era un pezzo di calcedonia intagliato.
Camaralzaman riconobbe subito l'amuleto di Badoura e cap di essere ancora un giocattolo nelle mani di poteri occulti. Mise il gioiello in una corda, se lo leg intorno al collo e cominci ancora una volta a vivere nella speranza.
 Al villaggio arriv, in una mattina assolata, una nave mercantile. Camaralzaman sper di poter essere condotto verso la sua patria, ma la nave era diretta all'isola di Ebony, e il capitano era venuto a comprare olive da portare in dono al nuovo sultano dell'isola.
Il giovane principe, allora, non pot che arrampicarsi varie volte per raccogliere le olive. Solo quando la nave salp si rese conto che il talismano di Badoura gli era caduto. Per giorni, disperato, cerc in ogni millimetro del boschetto di ulivi senza successo. I marinai tornarono e lo misero in catene, ma lui non oppose resistenza e non chiese loro il perch dell'arresto. Non gli importava affatto.
La vita per lui aveva, infatti, perduto il. suo significato fino al momento in cui, a dispetto di ogni speranza, si era ritrovato in piedi davanti alla sua amata.
Il nuovo ruolo di lei l'aveva abituata a prendere rapide decisioni e quindi propose un piano d'azione. Era felicissima di rivedere suo marito, ma ormai non desiderava pi lasciare l'isola di Ebony e la sua regina. Qui - disse - nel mio paese non esiste una legge che impedisca a un uomo di avere pi di una moglie. Se dunque prenderai come tua seconda sposa la regina di Ebony, abbandoner questi abiti maschili e governeremo insieme l'isola, in perfetta pace e armonia.
E di comune accordo decisero di agire in questo modo. Niente eguagli in grandiosit il matrimonio e l'incoronazione di Camaralzaman. Rimase unico sia per la lunghezza del corteo che per le dimensioni degli elefanti sacri e, ovviamente, per la quantit di olive dorate consumate durante la festa nuziale.
celebrato con una cerimonia ineguagliabile per lo sfarzo.


Capitolo Due.

passioni Infrante.
La potenza dell'amore aveva un'intensit formidabile nelle unioni felici; ma quando le vicende del cuore erano disseminate di ostacoli, poteva avere degli effetti terribili. Infatti mentre l'estasi dell'amante appagato era semplicemente sublime, chi viveva una passione contrastata affrontava un destino pieno di patimenti.
Qualche volta i nemici della loro gioia erano dei che sembravano provare un piacere perverso nel collocare trappole e intrighi lungo il cammino degli innamorati.
Pi spesso, tuttavia, l'infelicit aveva il volto umano di una madre, di un padre, dei fratelli. Quando i pretendenti trasgredivano una regola anche non scritta della tradizione, le famiglie si adoperavano a tessere una rigida rete di controlli e divieti, nel vano tentativo di porre un freno all'incontenibile torrente del desiderio.
Il divieto, infatti, poteva essere un positivo incitamento, ma la lusinga del proibito era sempre in agguato: le convenzioni sociali o le proibizioni familiari condannavano solo l'uomo o la fanciulla divenuti l'obiettivo del desiderio segreto.
Quando ci accadeva, la rovina incombeva sulla vita dei giovani amanti. Se la malasorte fissava la sua attenzione su una coppia, il cammino verso la felicit poteva essere sbarrato per sempre.
In quel caso, il destino degli sventurati che vi si erano imbattuti sarebbe stato inesorabilmente guidato verso le oscure strade del rimpianto e della disperazione, e le loro vite sarebbero state infrante dal suicidio o dalla pazzia.

Cerimonia tra le fiamme.
In un secolo tramontato sotto il sole delle antiche civilt, nell'arida valle del Messico, fioriva la grande citt azteca di Tenochtitlan. Vi regnava un anziano imperatore, feroce e dispotico, che imponeva le leggi a suo capriccio. Si diceva che la condanna pi leggera consistesse in un'esecuzione sanguinosa e brutale.
Con la stessa crudelt aveva deciso la sorte di colei che gli era pi vicina: sua figlia chiamata Ixtlaccihuatl, una ragazza talmente bella che non vi era guerriero azteco che non fosse segretamente innamorato di lei. nonostante il suo fascino, a dispetto dei suoi capelli corvini e di quello sguardo impenetrabile che faceva sognare i giovani, l'imperatore aveva stabilito che Ixtla non dovesse mai sposarsi. Nel corso del suo lungo regno aveva, infatti, imparato a non fidarsi di nessuno, e non intendeva dividere il suo potere con un altro uomo; un genero sarebbe stato un pretendente al trono, ed egli non era disposto a cedere il suo scettro per la felicit della figlia.
Di tutti i guerrieri dell'impero uno solo ebbe l'audacia di sfidare la collera del sovrano e di dichiarare il proprio amore per Ixtla: il suo nome era Popocatepetl ed era un cavaliere giaguaro, cio un soldato della guardia imperiale. Portava l'uniforme di gattopardo selvaggio, l'onore pi grande cui potesse aspirare un guerriero azteco. Quando per vide l'imperatore presentarsi a corte tenendo ben stretta sottobraccio la figlia, cap che non aveva molte speranze.

Un'estate, quando il calore del sole inaridiva la terra rossa della Valle, indurendola come roccia, accadde che l'imperatore si ammal. Era il momento che i nemici degli Aztechi aspettavano da tempo; scesero dai monti come rapaci su una carogna, si ammassarono alle porte di Tenochtitlan e circondarono la citt intonando i loro canti di guerra. I guerrieri si radunarono nel palazzo per aspettare gli ordini dell'imperatore; quando finalmente il vecchio apparve, sostenuto dalla figlia, con grande sforzo disse: Che ogni soldato beva dalla coppa di Tezcatlipoca, il vecchio dio della guerra. Al pi valoroso in battaglia, a chi far strage di nemici, offro la ricompensa pi ricca: avr in sposa mia figlia Ixtla e prender il mio posto sul trono di Tenochtitlan.
Un brivido di eccitazione serpeggi tra i guerrieri schierati nel cortile del palazzo, dopodich, in un tumulto di corpi che si urtavano e correvano, ognuno torn a casa per prepararsi alla battaglia.
La promessa dell'imperatore aveva raggiunto il suo scopo. Le strade si stavano riempiendo di guerrieri armati che andavano incontro alla battaglia coi loro copricapi di piume, i sonagli e i bracciali, con la mente rivolta a quel premio ambito.
Solo Popocatepetl era rimasto a palazzo, e come paralizzato osservava Ixtla che, lungo il corridoio, accompagnava il padre nelle sue camere. Guardando da lontano, nella penombra, gli parve che lei si voltasse verso di lui, come rivolgendogli una supplica silenziosa; gli parve che nei suoi occhi spaventati si accendesse la luce dell'amore, e col cuore che palpitava il giovane guerriero usc dal palazzo e si arrampic sul bastione pi alto delle mura.
Guard cupo la schiera di nemici sotto di s, e sguainando la bruna lama del suo machete di ossidiana si sent forte e coraggioso come non era mai stato prima; si cal l'elmo sulla testa e scese incontro agli aggressori.

 Gli avvenimenti di quel giorno, le prove di coraggio e le atrocit, furono celebrate dai poeti aztechi per molti secoli dopo di allora. Il sangue strarip da cos tante ferite che col sotto la porta principale della citt e dentro la piazza del mercato. Le donne gemettero per tutto il tempo della battaglia, secondo l'usanza, piangevano e invocavano gli dei affinch proteggessero i loro uomini, e si cospargevano il capo di cenere per asciugare le lacrime. Nel santuario del palazzo anche Ixtla pregava per un guerriero particolare.
Finalmente il clamore della battaglia si affievol, e poi cess del tutto. Le donne
smisero di piangere e attesero con grande ansia il ritorno dei loro uomini. Anche Ixtla aspettava trepidante; finalmente bussarono alla porta del.palazzo e un piccolo gruppo di guerrieri aztechi venne a informare l'imperatore.
Ebbene, com' andata? chiese il vecchio. Che notizie mi portate?.
Una meravigliosa vittoria gli risposero il nemico  stato annientato!.
E di chi  il merito? incalzava l'imperatore desideroso di sapere. Chi  stato il guerriero pi valoroso?.
Popocatepetl, il cavaliere giaguaro dissero in coro i soldati. Stava sempre davanti a tutti, fiero come una tigre nel fuoco della battaglia, col machete in mano; gridava, incitava i compagni e
menava colpi furiosi. Vedevamo i nemici cadere al suo passaggio, mentre si portava da una parte all'altra del campo lasciandosi dietro di s una scia di sangue. Soltanto alla fine della battaglia, e quasi per vendetta, lo circondarono come un branco di iene intorno al leone, e lo fecero a pezzi. Noi eravamo lontani e non potemmo fare nulla per salvarlo da questa orribile morte.
Bench nessuno nella citt sapesse, i guerrieri mentivano: Popocatepetl era stato soltanto ferito, e non ucciso. Cos speravano che la ragazza sarebbe toccata in sorte a uno di loro, ma la disperazione di Ixtla mand in fumo i loro piani.
Alcuni dicono che la fanciulla fu uccisa dal dolore, altri addirittura che si tolse la vita con le sue mani, dopo aver appreso della morte di Popocatepetl, non avendo pi alcuna ragione di restare in vita.
Qualunque fosse la verit, il suo corpo senza vita fu trovato quella notte stessa: giaceva abbandonato sul pavimento della sua stanza da letto.
La mattina dopo di buon'ora Popocatepetl con le ferite medicate entr a Tenochtitlan alla testa del suo stanco esercito, avanz a grandi passi sui gradini del palazzo e pretese la principessa per sua sposa. Alla vista di quel campione, un'immensa tristezza apparve sul volto dell'imperatore e furono le sue ancelle che dovettero raccontare a Popocatepetl della morte di Ixtla.
Il dolore di Popocatepetl fu terrificante: era la fine del suo sogno. Sguain il coltello ancora una volta, cammin impettito attraverso le strade della citt e trascin fuori i guerrieri che avevano tramato l'inganno; senza una parola li uccise uno per uno. Dopo, cos si disse, si trov di fronte alla popolazione che aveva salvato: fece uscire tutti dalle loro case e comand loro di costruire un'enorme piramide funeraria fuori dalle mura della citt.
 Ogni uomo e ogni donna che ne erano capaci intrapresero subito il lavoro e presto il monumento venne finito: immacolato, bianco, incoronato nella parte pi alta da una bara d'oro.
Popocatepetl trasport il corpo della sua adorata alla sommit e ve lo pos. Poi invit i costruttori a erigere un'altra piramide di fianco, cos che stando sulla cima potesse vedere per sempre la sua sposa perduta. Quando anche questa fu terminata prese una crepitante torcia di legno di pino, e lentamente sal gli scalini senza guardare indietro neppure una volta. Non ritorn mai pi e nessun azteco os mai seguirlo: egli tenne accesa la torcia per amore di Ixtla per tutti i tempi, diventando una sola cosa con la roccia della piramide e questa una sola cosa con la terra.
Popocatepetl divent cos un vulcano, la Fumosa Montagna, e bruci per sempre in onore del monte Ixtaccihuatal, perpetuamente incappucciato di neve.

Pozioni d'Amore.
Al tempo in cui la gente confidava fortemente nella magia, si credeva che l'amore, quello delle passioni pi misteriose e potenti, potesse essere mantenuto saldo con incantesimi e filtri. Alcuni antichi manoscritti descrivevano tutta una serie di riti, pozioni e unguenti con cui si poteva accendere la passione nei cuori pi indifferenti. Questi bizzarri medicamenti e questi infusi non sortivano mai alcun effetto, se non quello di avvelenare qualche volta chi li ingeriva.
Alcune di queste strane formule favorivano le unioni ricorrendo - negli incantesimi - a ingredienti con caratteristiche simili alle diverse situazioni amorose. Cercando di accendere la passione dell'amata, lo spasimante la tentava offrendole cibi afrodisiaci, come le ostriche, note perch utili per aumentare la fecondit. Oppure si poteva sciogliere un pezzo di cera a forma di cuore alla fiamma di una candela, sperando di addolcire l'animo della fanciulla a cui era destinato l'incantesimo. Altri ancora credevano di poter conquistare l'amore di una donna triturando unghie e ciocche dei loro capelli con quelli dell'amata. La polvere che si otteneva, poi, doveva essere nascosta sotto il cuscino della prediletta o sparsa sulla soglia di casa sua.
I rimedi pi comuni per le pene d'amore erano le erbe, le stesse a cui ricorreva anche la medicina ufficiale. Ingredienti come la verbena, la campanula e il basilico erano comuni nei filtri d'amore, ma non erano ritenute piante cos potenti come la mandragola. Le radici di questa pianta, infatti, avevano una strana forma, molto simile al corpo umano, e per questo la mandragola fu da sempre considerata un potente stimolante di passioni.
Alcuni stregoni si dilettavano a utilizzare nei loro miscugli ingredienti stranissimi. Un incantesimo destinato a conservare l'amore di una donna consisteva nel mescolare del midollo di osso di lupo con ambra grigia e polvere di cipresso. Si riteneva che questo filtro, unito a una delicata essenza, conquistasse i cuori delle fanciulle con il suo profumo.
Un tempo si pensava che le orchidee fossero il cibo preferito dai lussuriosi satiri. A detta di molti la farina di una robusta radice di orchidea donava agli uomini lo stesso vigore di quelle antiche divinit greche. Tuttavia, molte donne scoprirono con loro grande rammarico che gli effetti di questo incantesimo diminuivano una volta pronunciate le promesse di matrimonio.

Le streghe inventavano per i clienti pi ingenui dei miscugli indescrivibili per scatenare travolgenti passioni nel cuore di coloro che li assaggiavano. Una ricetta indicava di ridurre in polvere un fegato di piccione e un cervello di merlo, e di spargere l'orrenda mistura sopra il cibo della donna amata.

Un uomo infedele poteva essere riportato alla ragione con una pozione magica preparata la notte di ferragosto. Dopo cinque ore dal tramonto le mogli tradite dovevano nascondere tre rose, una sotto un albero di tasso, una in un boschetto e una sotto il cuscino dell'amato. Dopo tre giorni i fiori essiccati venivano bruciati, illuminando cos i sogni dell'uomo con (e immagini della sua sposa.

Per limitare l'intraprendenza d un innamorato distratto due erano i tipi di magia: la terra presa da una delle sue orme e sistemata in un vaso poneva fine ai suoi vagabondaggi amorosi; mentre per mantenerlo fedele, le fanciulle dovevano piantare in quello stesso vaso alcuni semi di calendule fide, dai piccoli fior che seguono il movimento del sole.
Un altra pozione garantiva la fedelt di una donna assicurando a chi la amava un posto nei suoi sogni. Dopo aver bruciato una ciocca dei suoi capelli si prendeva del miele d acacia, lo s univa alla cenere e si spalmava questa crema " sulla sponda del letto della donna. Se la cenere si attaccava facilmente allora l'innamorato sarebbe stato davanti agli occhi della donna perfino in sogno.
Una pozione disgustosa e molto amara univa un cuore di colomba, un ventre di rondine, un fegato di passero e un rene di lepre, tutti macinati e mescolati con qualche goccia del sangue di chi compiva l'incantesimo. La cosa pi difficile, per, non era trovare tutti gli ingredienti, ma, ovviamente, convincere l'amato a bere la stomachevole pozione.

La statua vendicatrice.
Dalle colline piovose della Galizia alle spiagge assolate dell'Andalusia gli spagnoli ascoltano affascinati il racconto di un grande amatore spagnolo, chiamato Don Juan e dei suoi assalti alla virt femminile.
 Mentre altri avventurieri del suo tempo esploravano i grandi oceani affrontando le tempeste per stendere la mappa dei continenti e le carte di tutti i mari, Don Juan si mostrava ben felice di restare in Spagna cambiando la sua rotta da sottane guarnite di pizzo a crinoline inamidate, e correndo sempre un passo avanti ai padri, ai fratelli, agli innamorati colmi d'ira per le sue conquiste.
 Ecco, per, che arriv un momento in cui Don Juan si spinse troppo oltre e la seduzione lo port a uccidere. Quella fatale notte si travest come il fidanzato della superba e bella donna Ana di Siviglia.
 nella sua buia camera da letto l'inganno pass inosservato: la signora cap troppo tardi che l'uomo abbracciato a lei era un impostore. Subito si mise a gridare e le sue urla attirarono l'attenzione del padre che dormiva al piano di sopra. Don Gonzalo si precipit nella stanza, mezzo vestito e con la spada sguainata, pronto a uccidere l'uomo che aveva tradito l'onore di sua figlia.
 Le loro ombre si agitavano sul muro della camera da letto, il frastuono delle loro spade lacerava il silenzio della notte. Con una violenta stoccata Don Juan trov il suo bersaglio: con un gemito Don Gonzalo cadde a terra con una ferita mortale che gli squarciava il petto.
 Fuggendo dal palazzo, Don Juan decise di abbandonare la contea, ma non riusc a tenersi lontano troppo tempo. La citt e i suoi piaceri lo attiravano come una potente calamita, e quindi dopo qualche settimana torn a Siviglia, sperando che il clamore dell'omicidio si fosse assopito. Per la strada la gente lo guardava, per, con sospetto e le piazze ronzavano ancora d chiacchiere.
 Allora si nascose dentro una chiesa per attendere la notte, ma anche l trov il segno del suo crimine. Mentre fissava un sepolcro sormontato da una statua di pietra si accorse che si trattava proprio della tomba dell'uomo che aveva ucciso.
 
 Con una sardonica risata si stese per pizzicare la barba della statua e con ironica gentilezza disse: Mi far, spero, l'onore di pranzare da me appena possibile, con suo comodo.
 Quella sera, dopo essere rientrato nel suo palazzo, un colpo sordo risuon attraverso il cortile.
 All'improvviso i servi fuggirono dallo spavento e Don Juan si avvicin, incuriosito alla porta. La statua di pietra era in piedi di fronte a lui: era venuta per onorare l'invito ricevuto. La cena era gi in tavola e Don Juan inizi a mangiare, mentre il profumato arrosto di pollo diveniva freddo davanti a quell'ospite silenzioso. Prima di andarsene, per, la statua di Don Gonzalo si rivolse a Don Juan: Ora attendo io una sua visita, sar lieto di cenare con voi domani sera, nella mia cappella.
 nonostante tutti i suoi vizi, Don Juan era un uomo di coraggio e non rifiut l'invito. La cena che lo aspettava nel sepolcro era un banchetto disgustoso: per cibo erano serviti scorpioni e vipere e da bere sulla tavola si trovava solo una pozione di bile mista ad aceto. Senza la minima esitazione. Don Juan si comport come si conveniva in tali occasioni e, malgrado quei ripugnanti bocconi, onor la tavola.
 Alla fine del pasto si alz per prendere commiato, ma la statua di pietra afferr la sua mano: la sua stretta bruciava come metallo incandescente, Don Juan prov a lottare per liberarsi prima che la sua carne si consumasse fino alle ossa. Diede tre colpi alla cieca con la spada, ma la lama pass attraverso il corpo della statua come se fosse aria. Allora, cap di non poter fare altro che implorare misericordia, ma alle sue parole la statua divenne ancora pi furiosa. Il tempo del perdono  passato. Ora solo una cosa vi attende: le fiamme dell'inferno. E il mio spirito avr tutta l'eternit per assaporare la vendetta.
 nessuno trov pi il corpo di Don Juan, non si seppe mai se era morto per il veleno che aveva mangiato, per la stretta bruciante della statua o semplicemente per lo spavento. Alcuni raccontano che il coperchio del sepolcro rimase aperto liberando fiamme di zolfo, finch, con un tonfo cupo che rimbomb nelle strade buie di Siviglia, si richiuse seppellendo insieme Don Juan e il suo nemico.
 

Un Vaso di Basilico.
Quando in Italia risuonava la melodiosa lingua dei poeti medievali, si cantava una canzone popolare che per qualche tempo ebbe molta popolarit. Il suo ritornello: Chi ha rubato il mio vaso? Ditemi, chi l'ha rubato? era ormai familiare e si poteva udire ovunque, dalla piazza del mercato ai giardini dei chiostri.
Poche persone, per, conoscevano la tragica storia che si nascondeva dietro il lamento di queste parole. Era la storia di Lisabetta, una fanciulla assai bella che viveva a Messina con i suoi fratelli, tre giovani mercanti ricchi e ambiziosi, tutti presi dalle ricchezze e dal prestigio familiare. Per questo motivo ancora non si erano decisi a far maritare la sorella e permettevano raramente alla ragazza di uscire di casa. Lisabetta trascorreva i suoi giorni da sola, a osservare dall'alto del suo palazzo la vita della citt, che brulicava nelle strade.
All'ombra della loggia la fanciulla si soffermava a guardare il nobile portamento di un cavaliere in groppa a un destriero elegantemente bardato o un frate che chiedeva l'elemosina reggendosi a stento in equilibrio su un mulo.
Un anno, i tre fratelli chiamarono un giovane pisano per occuparsi dei libri contabili. Si chiamava Lorenzo, e le domestiche parlavano sempre con grande entusiasmo della sua bellezza, tanto che dopo qualche giorno Lisabetta si incurios. Non lo aveva mai incontrato, ma aveva sentito i suoi passi per le scale e il tono caldo della sua voce che risuonava dal piano di sotto.
Infine, un pomeriggio, si azzard a scendere gi nell'oscuro ufficio contabile, dove Lorenzo sedeva tutto assorto dietro un tavolo di legno di quercia. Lui la guard attraverso la griglia del suo abaco, e rimase a contemplarla quasi senza respiro.
Da quel momento non riuscirono pi a fare a meno l'uno dell'altra. Ogni mattina Lisabetta si affaccendava per la casa e, indugiando nell'ufficio del giovane con una scusa, sentiva che lui la guardava con occhi pieni di amore. Allora non resisteva e, passando velocemente dietro al tavolo, sfiorava col braccio la giubba di Lorenzo, per avvertire il calore del suo corpo. Finch un giorno accadde l'inevitabile: il ragazzo spinse l'abaco da una parte, la guard e con voce tremante di disperazione e speranza, le confess il suo amore.
Lisabetta prov a zittirlo, prov a frenare il suo desiderio, ma fu tutto inutile. Senza preoccuparsi pi neppure degli occhi sempre attenti dei fratelli, ogni sera la fanciulla attraversava i lunghi corridoi di marmo che la separavano dalla camera del suo amato Lorenzo.
Una notte, per, il maggiore dei fratelli, gi da tempo insospettito dall'insolita trepidazione della ragazza, la vide entrare nella camera del giovane contabile. Senza indugio, la mattina seguente raccont ai fratelli la sua scoperta. Decisero di far passare qualche giorno e continuarono a trattare Lorenzo con la solita cordialit, tanto che, una sera lo convinsero a uscire con loro per andare a gozzovigliare. Il ragazzo li segu e all'improvviso i tre fratelli si fermarono. Dopo un'occhiata d'intesa, estrassero i coltelli e prima ancora che il ragazzo potesse capire cosa stava accadendo, gli si gettarono addosso con ferocia e continuarono a pugnalarlo fino a quando la loro rabbia non si esaur. A casa dissero che Lorenzo era dovuto partire all'improvviso per un viaggio d'affari, che lo avrebbe trattenuto lontano per diversi mesi.
A quella notizia Lisabetta si mostr indifferente, ma nel suo cuore mille quesiti si agitavano senza darle pace.
La fanciulla torn ad affacciarsi alla loggia del palazzo e ogni volta che vedeva tra la folla un berretto simile a quello dell'amato, il suo cuore sussultava. Alla fine, and dai suoi fratelli, ma quando essi le chiesero il motivo del suo interesse per Lorenzo, trattenendo le lacrime, abbass lo sguardo e non rispose.
Una notte, per, Lorenzo le apparve in un sogno. Il suo viso era pallido, il corpo martoriato da profonde ferite, e inizi a raccontarle cosa era accaduto la notte della sua scomparsa, non sarebbe pi tornato da lei, non avrebbe pi baciato le sue labbra, ma il loro amore sarebbe vissuto in eterno. Poi, salutandola dolcemente, la sua immagine si dissolse.
Lisabetta la notte non riusc a dor-mire, ma il giorno seguente decise lo stesso di andare a cercare il suo Lorenzo. Seguendo le indicazioni raggiunse il cespuglio che lui le aveva descritto e cominci a scavare, finch non si ferm per l'orrore: davanti ai suoi occhi stava il corpo di Lorenzo, senza vita.
Lisabetta, impazzita allora per il grande dolore, prov a sollevarlo, ma il cadavere era troppo pesante per lei. Estrasse dunque un coltello e decise che se non poteva avere vicino tutto il corpo, avrebbe tenuto con s una parte di lui, quel viso che amava cos tanto. E con tre colpi disperati stacc la testa.
Sapeva gi dove nasconderla. Torn a casa con la testa avvolta in un velo bianco e, senza essere vista, sal nella loggia. Mise la testa di Lorenzo in un vaso di terracotta che si trovava in un angolo, la copr di terra e vi piant sopra del basilico.
Da quel momento Lisabetta pass ogni ora della giornata accanto al vaso, piangendo il suo amore perduto. Presto il basilico, innaffiato da quelle lacrime e rafforzato dal suo dolore, crebbe rigoglioso.
I suoi fratelli vedendo la bellezza e l'allegria della fanciulla svanire a poco a poco di fronte ai loro occhi, iniziarono a preoccuparsi. Una cosa per li incuriosiva: il vaso di basilico che Lisabetta custodiva con cos tanto amore.
Un giorno vollero sapere cosa contenesse. Quando videro, balzarono indietro terrorizzati: i loro sguardi si incrociarono, in ognuno c'era il timore che il delitto fosse stato scoperto. Presero il vaso, lo seppellirono in un luogo abbandonato e lasciarono precipitosamente la citt.
Quando Lisabetta sal nella loggia per stare accanto a Lorenzo, non trov il vaso. Subito cadde in un delirio disperato. Qualcuno le aveva ancora una volta strappato il cuore, portandole via il suo Lorenzo. In preda alla follia inizi a cercare ovunque. Inutili risultarono le cure dei molti medici; lei non cess mai di chiedere il suo vaso di basilico e in due settimane mor di disperazione. Tuttavia, il pianto di Lisabetta si protrasse nel tempo e divenne la canzone che raccont la sua amara storia.

La Signora in Bianco.
nell'antica Cina, molte storie narravano le sfortunate vicende di giovani portati alla rovina da matrimoni avventati. I ragazzi pi saggi le ascoltavano con attenzione e si lasciavano guidare dalle loro famiglie nella scelta della moglie pi adatta per loro. Per un giovane chiamato Shushuan, che non aveva pi genitori a guidarlo, le tentazioni d'amore si dimostrarono per assai pericolose.
Shushuan viveva e lavorava a Hang-chow, la capitale della dinastia Sung, che sorgeva sul lago omonimo, con gli zi, proprietari di un negozio di fiori vicino alle mura della citt. Ogni aprile, nel giorno della festa dei morti, lo zio gli permetteva di andare a visitare le tombe dei suoi genitori per compiere i riti di rimembranza. Fu cos che un anno l'amore entr nella vita di Shushuan.
Il giovane inizi il suo pellegrinaggio diretto al cimitero del tempio di Awakening, sulla riva opposta del lago e la limpida distesa d'acqua brillava alla luce del sole di primavera. Il tempo per stava cambiando velocemente. Compiuti i riti rapidamente, Shushuan ritorn alla spiaggia e ordin al barcaiolo di riportarlo in citt. La prua volt verso il mare, quando il giovane sent qualcuno che lo chiamava da lontano. Sulla spiaggia due giovani donne gli stavano chiedendo un passaggio: erano un'ancella vestita di blu e la sua signora con l'abito bianco del lutto. La signora era la pi bella creatura femminile che Shushuan avesse mai visto in tutta la sua vita.
Forse fu la solitudine del lago oscurato da una fitta e grigia foschia, forse fu l'intimit della piccola barca, su cui i tre passeggeri si trovarono seduti stretti l'uno all'altro, viso contro viso, con le ginocchia che si sfioravano; qualsiasi fosse il motivo, Shushuan fu rapito dal fascino della signora in bianco per tutta la durata del viaggio, fino all'arrivo a Hangchow.
Dopo essere sbarcati, i tre compagni si strinsero vicini per proteggersi dalla pioggia e camminarono insieme fino alle alte, bianche mura della citt. Attraversarono velocemente la porta monumentale e camminarono svelti lungo le strade anguste. Giunti di fronte a una grande casa con degli strani pilastri sormontati da volte che raffiguravano teste di serpente, i tre si salutarono. E Shushuan sent tutto il suo corpo tremare di emozione, quando la signora in bianco lo ringrazi per la sua gentilezza, invitandolo a farle visita quella sera stessa.
Fremente dal desiderio Shushuan ritorn alla casa, molto prima che scendesse l'oscurit. L'ancella lo accompagn nel luogo in cui lo attendeva la signora in bianco. S'inginocchiarono insieme davanti a un tavolo basso ed ella gli vers un bicchiere di vino pregiato. Per diverso tempo si guardarono l'un l'altra, in silenzio. Alla fine la signora in bianco, con voce sommessa rivel a Shushuan: So bene che non sei un giovane facoltoso; e poich io sono una ricca vedova, mi rendo conto del grande abisso che ci separa. Mi sono per innamorata di te, e se ti degnerai di prendermi come tua moglie, ti doner tutto ci che possiedo.
Prima che Shushuan potesse replicare, gli porse un piccolo cofanetto al cui interno si trovavano molti pezzi d'argento. Vai ora - disse - domani mi darai la tua risposta.

Sulla via del ritorno Shushuan inizi a pensare a ci che gli era capitato, e alla gioia di essere amato dalla signora in bianco. Inizi a correre e giunto a casa sal come un fulmine le scale dell'appartamento, desideroso di raccontare al pi presto agli zi la sua fortuna.
Lo zio di Shushuan, per, era un risoluto nemico dei sentimentalismi. Dopo aver ascoltato la storia del nipote, sbuff sprezzante e volle esaminare con attenzione i pezzi d'argento, valutandoli uno alla volta stringendoli fra i denti.
Sembravano veri, ma quando si accorse che le monete erano nuove fiammanti, un'espressione di paura trasform il suo volto. Forse erano state rubate alla zecca imperiale? Dovevano subito fare qualcosa, perch chi veniva accusato di furto, rischiava addirittura la morte.
Senza altri indugi, trascin Shushuan davanti al magistrato per fargli ripetere ci che gli era accaduto quella sera.
Dopo qualche ora una squadra di guardie armate sostava di fronte alla casa con le teste di serpente. Ai ripetuti colpi, nessuno apr la porta, cos la abbatterono. Il palazzo era vuoto e non c'era alcun segno che quella dimora fosse abitata. Uno spesso strato di polvere ricopriva i tavoloni di legno e un'imposta aperta sbatacchiava nel salone spoglio e pieno di ragnatele. Non avendo trovato nulla di interessante, le guardie fecero per andarsene quando un improvviso colpo di vento mosse l'imposta aperta. Per un istante videro una signora in bianco ferma in cima allo scalone, illuminata da un raggio di luce lunare. I gendarmi corsero verso di essa ma l'imposta si chiuse di colpo e l'immagine svan. Sul pavimento dove era apparsa la donna, giaceva un mucchio di monete d'argento.
Shushuan trascorse la notte in una cella umida e triste. La mattina seguente fu convocato davanti al magistrato che lo esili dalla citt. Se dite il vero - gli disse - allora la signora in bianco potrebbe essere un demonio. E a Hangchow non c' posto per gli uomini che trattano con gli spiriti del male. Le guardie condussero Shushuan alla porta nord e rimasero l a schernirlo, finch il giovane non scomparve lontano, lungo la strada che portava a Soochow.
Giuntovi, Shushuan trov un lavoro al mercato dei fiori. Aveva giurato solennemente a se stesso che avrebbe dimenticato la signora in bianco, la sola responsabile della sua triste condizione.
Un giorno, mentre era fuori dal mercato per una commissione, una carrozza si ferm al suo fianco; dentro c'erano la signora in bianco e la sua ancella. La signora lo invit a salire e cos tutti i suoi propositi svanirono.
Ancora una volta si trovavano seduti uno vicino all'altro. La donna neg con fierezza tutte le accuse che le avevano fatto: Non ero in casa quando sono venute le guardie e il giorno dopo ti ho aspettato inutilmente fino a notte fonda. Ora che il destino ha fatto di nuovo incontrare le nostre strade, spero proprio che non ti perder un'altra volta.
Quel giorno Shushuan non and al mercato, e neppure il giorno seguente. Quando ci torn era comodamente adagiato in una portantina, condotta da due servitori e indossava un bel vestito di seta ricamato con serpenti d'oro. Aveva sposato la signora in bianco.

I due sposi vivevano in un magnifico palazzo nella zona pi prestigiosa della citt. Mentre sua moglie restava in casa viziata dalle ancelle, Shushuan ammazzava il tempo nelle eleganti sale da t, dove strinse presto nuove facoltose amicizie.
col tempo, per, la nostalgia della sua citt si impossess del suo animo. Sognava di rivedere il lago di Hangchow e ammirare per una volta ancora le bianche mura della citt e le scintillanti tegole dei tetti.
Quando un amico gli propose di andare a Hangchow in gran segreto per celebrare la grande festa della decima luna, Shushuan acconsent. Decise anche di passare dal tempio di Awakening, cos avrebbe potuto bruciare ancora l'incenso sulle tombe dei suoi genitori.
Sua moglie si mostr infastidita per quel viaggio, ma acconsent a due condizioni: che Shushuan non entrasse nel tempio e non parlasse con qualche monaco. L'uomo, lieto di assecondare la moglie, diede la sua parola e subito part per Hangchow con i suoi amici.
Quando arrivarono trovarono il tempio affollato di gente, poich i monaci in quel giorno permettevano la visita dei loro tesori: sete, arazzi, rari oggetti d'argento e d'oro. Desideroso di vedere queste meraviglie, l'amico di Shushuan lo port verso l'entrata del tempio. Senza pensarci, il giovane entr, ma quando si trov di fronte al vecchio sacerdote del tempio si ricord improvvisamente della promessa fatta. Con uno scatto si gir e corse via, senza prestare attenzione alle grida del monaco. Shushuan si diresse gi per il sentiero che costeggiava il lago, giusto in tempo per vedere una barca avvicinarsi alla riva. Sopra si trovavano la signora in
bianco e la sua ancella, che gesticolando
lo invitavano a salire a bordo.
Shushuan stava per raggiungerle,
quando una voce dietro di lui url: Andatevene demoni. E il giovane vide una cosa straordinaria.
La barca cominci a ruotare sempre pi velocemente su se stessa, come catturata da un potente vortice. Alla fine affond sotto la superficie del lago, senza lasciare alcuna traccia.
Shushuan, stupefatto, fissava a bocca aperta il punto dove l'imbarcazione era sparita, quando il sacerdote del tempio gli afferr la spalla. Avevo intuito che ti trovavi in un mortale pericolo e ti ho seguito fino qui. Raccontami, cosa ti  accaduto?. Il giovane, allora, narr con parole piene di incertezza la strana storia del suo matrimonio. Mentre raccontava,
Il viso del sacerdote si illuminava di sincero interesse. Alla fine il vecchio disse:
Ti avverto, Shushuan, i tuoi guai non
sono ancora finiti. I demoni sono tenaci
e ora che conosci la loro identit, proveranno a ucciderti. Il giovane lo guard
con terrore, ma il saggio prosegu: Coraggio, c' ancora una possibilit: torna
da tuo zio, ma prima indossa questo
abito da monaco e prendi questa ciotola
da mendicante, cos nessuno ti riconoscer. E mi raccomando, se incontrerai di
nuovo tua moglie, non toglierti l'abito.
Seguendo il consiglio del sacerdote, Shushuan torn in citt, nella strada dove era cresciuto. Il suo travestimento ingann gli zi, che rimasero costernati dalla sorpresa quando lo riconobbero. Come puoi essere un monaco - gli chiese sorpresa sua zia. Tua moglie  qui, ci aveva detto che saresti arrivato. Ora ti sta aspettando nella stanza in cima alle scale.
Probabilmente, in un'altra circostanza, Shushuan sarebbe scappato, ma la forza che sentiva provenire dalla ciotola del sacerdote gli diede il coraggio di affrontare quel grande pericolo. Tremando dalla paura, sal le scale di casa sino alla stanza. L trov sua moglie: la donna lo guard con occhi inespressivi, animati solamente da un cupo bagliore che tremolava come una fiamma.
Non appena la signora in bianco fece per abbracciarlo, Shushuan tir fuori la scodella dall'ampia manica del suo vestito e la spinse sulla sua testa. La donna lanci un grido orribile, ma Shushuan non si spavent. Con sua grande sorpresa vide che la scodella si abbassava come se il suo nemico si rimpicciolisse a poco a poco. Impieg tutta la sua energia in quello sforzo e alla fine tocc il pavimento. Tuttavia Shushuan sentiva qualcosa muoversi, anche se non c'era pi nessuna traccia n della signora in bianco n della sua ancella in blu.
Allora, il ragazzo, chiuse la scodella con un coperchio e corse indietro verso il tempio di Awakening. Il vecchio sacerdote, con un solenne rito, cacci gli spiriti maligni che si agitavano nella scodella. Poi sollev delicatamente il coperchio.
La ciotola non era vuota: Shushuan vide la sagoma di un pesce blu attorcigliato a un serpente bianco. Sono i demoni del lago spieg il vecchio saggio.
La scodella venne poi sepolta in una terra consacrata, dove si stava costruendo una pagoda. Shushuan ritorn a vivere in citt e pass il resto dei suoi giorni da monaco, nel tempio di Awakening.


 Il riflesso della vanit.
Nessuno cant cos profondamente del perduto amore quanto i poeti dell'antica Grecia che descrissero nei loro versi i crudeli giochi delle divinit con i sentimenti degli uomini. Una delle vittime del capriccio degli dei fu narciso, il ragazzo pi bello che la terra avesse mai generato.
 I riccioli scuri che gli incorniciavano il viso e la pelle levigata come il marmo conquistavano il cuore di ogni fanciulla che lo guardava. Tutte lo volevano come sposo, ma narciso le disprezzava, poich il suo unico amore era la caccia: l'inseguimento di un cervo nella foresta, il respiro affannato dopo la lunga corsa, il sibilo della freccia scagliata dal suo arco.
 Tuttavia i suoi bruschi rifiuti alimentavano l'odio. Una volta una fanciulla, che era stata cacciata malamente dall'affascinante cacciatore, invoc l'intervento di nemesi, la dea della vendetta. Per narciso era arrivato il momento di provare la sofferenza di una passione non corrisposta.
 La punizione della dea fu implacabile. Capit che un giorno narciso, durante una battuta di caccia, si perse nella foresta e inizi a chiamare aiuto, nemesi, allora, invi da lui Eco, una ninfa del bosco colpita da un tragico destino: l'infelice creatura, infatti, poteva ripetere solo le ultime parole di ogni frase che le rivolgevano.
 narciso sentendo la flebile voce della ninfa rispondere al suo grido invocando a sua volta soccorso, si inoltr nel cuore del bosco fino a raggiungere un'isolata radura dove le ninfee screziavano le acque di un quieto laghetto.
 Inchinandosi sull'argine per bere, il giovane finalmente incontr la fonte della sua passione, la sua stessa immagine riflessa nell'acqua limpida.
 Da quel momento rimase in ginocchio, infatuato accanto allo stagno. Pi e pi volte cerc di abbracciare la creatura perfetta che appariva sotto di lui, ma l'immagine scompariva non appena le sue dita muovevano l'acqua. Affranto da quell'amore irraggiungibile, si consum a tal punto che tutto ci che rimase della sua bellezza fu un bianco e dorato fiore a cui venne dato il suo nome. Eco rimase fedele a quel giovane che aveva inconsapevolmente guidato verso la morte e la sua voce continu a riecheggiare per le radure della foresta.

Incontri predestinati.
Le frecce di Eros, il subdolo dio dell'amore, sortivano due effetti: se avevano la punta d'oro destavano passione, se avevano la punta di piombo la affievolivano. Per vendicare un'offesa, una volta. Eros fece innamorare Apollo, il dio del sole, della ninfa Dafne, che nei suoi confronti non provava alcun dolce sentimento.
 Le due divinit camminavano attraverso le radure dell'Olimpo impegnate nella caccia, senza pensare affatto ai trastulli d'amore. Quando li vide, Eros scocc una fatale freccia d'oro verso il cuore di Apollo e una freccia di piombo verso Dafne. I pensieri del dio del sole, d'un tratto, dimenticarono tutto il resto e i suoi occhi iniziarono a contemplare la splendida fanciulla che procedeva al suo fianco. Preso da incontenibile passione tent di abbracciarla, ma Dafne, spaventata, scapp.
 nessuno, per, era tanto veloce quanto il forte Apollo; cos, dopo una lunga corsa, egli riusc ad afferrare i fianchi della ninfa. Allora, vedendo che non poteva pi far nulla, Dafne invoc disperatamente l'aiuto d suo padre, il dio del fiume.
 Dopo qualche attimo avvenne un prodigio: la sua pelle vellutata si indur fino a divenire corteccia, i suoi abiti si solidificarono mutandosi in rami. Per salvarla dalle insidie di Apollo, il dio del fiume l'aveva trasformata in un albero d'alloro, e da quel momento Apollo port sempre una corona di quella pianta in ricordo dell'amata fanciulla.
 Quando poi erano le vicende amorose degli dei a essere sfortunate, non ci si doveva meravigliare che la vita dei mortali fosse ancora pi difficile, nessuna coppia di innamorati fu pi infelice di Piramo e Tisbe. I poeti non ci dicono nei loro versi quale divinit abbia oscurato i loro destini, ma dall'inizio il loro amore nacque sotto una cattiva stella. Piramo e Tsbe vivevano in palazzi vicini, ma le loro famiglie erano divise da un antico e profondo odio. L'unico modo che i due ragazzi avevano per sussurrarsi la loro passione era parlare attraverso una fenditura del muro che collegava le loro stanze.
 Malgrado tutti gli ostacoli che doveva affrontare, il loro amore diventava ogni giorno pi forte, finch si diedero un appuntamento segreto nei boschi fuori della citt. Tsbe arriv per prima, ma vedendo una leonessa che vagava nelle vicinanze, fugg, senza accorgersi di aver fatto cadere il suo scialle. Poco dopo giunse Piramo. I suoi occhi rimasero agghiacciati: a terra c'era lo scialle di Tisbe, lacerato dai denti d un animale feroce. Quale destino crudele era toccato in sorte alla sua amata! non avendo pi ragione di vivere, Piramo, disperato, si trafisse con la spada. Da lontano Tisbe aveva assistito a tutta la scena, ma non era riuscita ad arrivare in tempo. Ormai solo una cosa restava da fare; e con la stessa arma si ricongiunse a lui nella morte.
 
Ossessione.
Come la pioggia riesce a fare fiorire il deserto, cos l'amore in un momento di grazia pu portare gioia anche al cuore pi duro, nelle sterili pianure dell'Armenia, si innalzava un tempo un promontorio roccioso, bruciato dal sole, che divenne il silenzioso testimone della potenza distruttiva di questo sentimento.
Alcuni secoli fa un viaggiatore solitario giunse l dall'Oriente. Era uno scultore e si chiamava Farhat; dopo aver percorso tanti chilometri decise di sostare ai piedi di questa montagna. Pos a terra i suoi attrezzi con grande sollievo, e si stese su una dura pietra, addormentandosi nel giro di qualche secondo.
I suoi sogni per, furono, bruscamente interrotti dall'acuto suono di alcuni corni e dal latrato di una muta di cani. Si alz subito e si trov circondato da nobili cavalieri impegnati in una battuta di caccia. Era un gruppo rumoroso e festante che in un attimo aveva portato il caos in quel luogo cos solitario.
Farhat fissava un po smarrito quella scena, in mezzo alla nuvola di polvere alzata dai cavalli. In tutta quella confusione, per, un'immagine lo colp nella mente e nel cuore. Fu il viso sorridente di una donna di suprema bellezza, che per un attimo si era voltata verso di lui, prima di dileguarsi, come un miraggio, nel caldo del mattino.
Abituato com'era a condurre una vita dura e scabra come le pietre che lavorava, il cuore dello scultore si riemp di commozione di fronte alla grazia e alla delicatezza della fanciulla. Da quel momento Farhat interruppe il suo viaggio, dimentic il motivo per cui era partito e la meta verso cui andava: l'immagine della donna divenne la sua ossessione.
Impar a vivere con frugalit, appena fuori dal paese. Per mangiare catturava dei piccoli animali e per bere, nel fresco della notte, riempiva la sua borraccia con l'acqua di pozzi lontani; all'alba, per, tornava sempre al suo posto per aspettare il passaggio dei cavalieri. Prima o poi - pensava - torneranno galoppando gioiosamente sui loro destrieri e io sar ricompensato di questa mia lunga attesa. Lei si volger a me, regalandomi un sorriso. Quello sar il mio pi grande dono, e potr dire di non aver aspettato invano tutto questo tempo.
I mesi passarono lentamente e il deserto, con l'inizio dell'inverno, divenne sempre pi freddo. Farhat sapeva che non ci sarebbero pi state battute di caccia fino alla primavera successiva, ma con ostinazione rimase al suo posto in attesa.
Poi un giorno, un rumore di zoccoli risuon sulla pietra, e la fanciulla apparve, accompagnata da alcune sue giovani ancelle. Ferm il suo cavallo davanti allo scultore e scese.
Agli occhi di Farhat la donna, col suo lungo mantello invernale orlato di zibellino, risultava ancora pi incantevole della prima volta.
Guardandolo fisso, gli chiese: Cosa aspetti fermo in questo luogo? Sei cos desideroso di cacciare?. Poi si volt per rispondere alle risatine del suo seguito. All'improvviso Farhat, consapevole del suo aspetto umile e trasandato, abbass gli occhi confuso e rispose pacatamente:
Ho atteso giorno e notte con la sola speranza di vedervi passare di qui.
La signora batt le mani compiaciuta per quella risposta e ancora una volta si gir per sussurrare qualcosa alle orecchie delle sue ancelle. Poi sorrise a Farhat, e osservando con attenzione i suoi attrezzi cap che era uno scultore. Allora con voce decisa, gli chiese: Se veramente desideri ottenere la mia stima, dimostrami la tua devozione creando un'opera che sia all'altezza del mio rango, poich io sono la principessa Anoush, figlia del re di Persia.
Poi punt con delicatezza il dito verso l'arida collina che si elevava dietro di lui. L c' tutta la pietra di cui uno scultore pu aver bisogno - disse. Fa quello che desideri.
Subito dopo averla vista partire al galoppo col suo seguito, Farhat inizi a meditare sulle parole che le aveva detto. Anoush gli aveva offerto il suo amore, ora egli doveva guadagnarselo realizzando un'opera grandiosa.
E cos nella sua testa cominci a prendere forma un ambiziosissimo progetto. Non avrebbe realizzato una comune statua o un banale monumento, ma avrebbe trasformato la collina in una dimora, in un sontuoso palazzo dove lui e la donna che ossessionava la sua anima avrebbero trascorso i loro giorni nell'amore e nella felicit, come marito e moglie.
Durante i lunghi e freddi mesi d'inverno, disegn la pianta del palazzo con meticoloso impegno. Calcol un'infinit di cifre, misur gli angoli, esamin palmo a palmo la superficie della roccia per studiare le screpolature. All'arrivo della primavera, conosceva ogni segreto della collina. Lentamente, come l'argilla nella mano dello scultore, l'informe montagna di pietra cominci a prendere forma. Di giorno i viaggiatori impressionati sentivano il rumore del martello e dello scalpello di Farhat, che riecheggiava forte all'interno della collina. Di notte potevano vedere la sua ombra che si muoveva mentre lavorava alla tetra luce della fiaccola, accesa fra le rocce lontane.
La notizia della sua folle impresa vol veloce di paese in paese e la gente venne da tutte le parti a stupirsi di quell'immane lavoro. I mesi passavano e Farhat lavorava senza concedersi un attimo di sosta. La potenza del suo amore fluiva nel martello e nello scalpello, e spezzava la resistenza della dura roccia. Ispirato dalla bellezza di Anoush modellava spaziose camere da letto, alti saloni, magnifici soggiorni e splendide scalinate. Le pareti scabre della montagna si animavano con le gloriose imprese degli antenati di Anoush, scolpite in rilievo. Farhat Realizz ampie scuderie per i destrieri arabi della principessa e saloni per gli innumerevoli tesori che avrebbe portato con lei. Alla fine trasform la cima del monte in una torre. Da li lo sguardo dell'amata poteva spaziare per tutte le terre dove amava andare a caccia; e da l poteva vedere il luogo dove lei e Farhat si erano incontrati la prima volta.
Finalmente l'impresa venne portata a termine, e Farhat ritorn al suo posto abituale per attendere la principessa. Poco dopo lei arriv e sotto l'amorosa guida dello scultore ammir tutte le meraviglie che aveva realizzato in suo onore. Anoush rise come una bambina per i graziosi oggetti che vedeva nel palazzo e fu felice quando si affacci dalla torre e contempl il suo regno che si estendeva a perdita d'occhio sotto di lei. All'improvviso un moto di stizza oscur il suo viso sereno. Qui non ci sono alberi, n fiori n fontane si lament, e con il sorriso pi dolce preg Farhat. Ho bisogno di vita attorno a me. Ti prego, anima con delle splendide fontane i giardini di questo palazzo e fai fiorire lo sterile fianco della montagna. E detto questo and via.
Ancora una volta Farhat riprese il lavoro con entusiasmo: la sua energia si era rinnovata di nuovo vigore alla vista dell'amata Anoush. Attravers montagne lontane in cerca di ruscelli e di fiumi, studi il modo di deviare i loro corsi per farli confluire in un unico grande corso d'acqua. Invent complessi sistemi di tubi e maestosi viadotti che attraversavano valli profonde e aride e si arrampicavano sulla montagna recando l'acqua. Poi scolp raffinate fontane e ingegnosi laghetti.
Dove c'era l'acqua, Farhat creava un giardino, ricoperto da tenera erba, fiori e
alberi: sembrava un'oasi che si librava leggera nel cielo. Ovunque semin i fiori pi rari e preziosi, col tempo gli alberi fiorirono, i fiori sbocciarono e il palazzo si riemp del loro dolce profumo. I saloni adesso risuonavano dell'allegro cinguettio di uccelli dalle piume colorate.
Compiuta anche questa seconda impresa, Farhat torn a sedersi sulla solita roccia in attesa di Anoush. Tuttavia, bench tutti nel regno sapevano che l'opera era terminata, la sua dolce principessa non arrivava.
Un giorno, mentre sedeva sul bordo della strada con il mento appoggiato al bastone, vide un contadino mezzo ubriaco che veniva lungo il sentiero del deserto. L'uomo cantava allegramente trascinandosi dietro un asino caricato di ogni ben di dio. Vedendo Farhat lo salut, poi si mise seduto accanto a lui per riposare. Per un atto di cortesia lo scultore gli chiese: Da dove venite?.
E il viaggiatore, sforzandosi di calmare i singhiozzi che continuavano a interrompere le sue parole, gli spieg: Il re di Armenia si  sposato e io ho servito a tavola al banchetto per il suo matrimonio. I festeggiamenti sono durati per sette giorni e sette notti, poi ho caricato sul mulo tutti gli avanzi che ho potuto prendere
e me ne sono andato. Saranno ben contenti mia moglie e i miei figli, quando vedranno la dispensa piena!.
Il pensiero di Farhat vol alla sua amata e chiese immediatamente: Chi ha sposato il re d'Armenia?.
Certo che le notizie viaggiano assai lentamente qui nel deserto se mi chiedete una cosa cos nota in ogni luogo del regno - rispose prontamente il contadino. - Dopo molti anni di fidanzamento il re ha sposato una bellissima principessa persiana, di nome Anoush.
Mentre l'ubriacone si rimise lentamente in cammino lungo la strada del deserto, Farhat ammutol. Lo scultore pens al volto sorridente che aveva conquistato il suo amore la prima volta; pens ai due incontri che aveva avuto con lei e alle promesse che aveva letto nelle parole della principessa.
Ripens ai lunghi anni di lavoro ininterrotto durante i quali aveva costruito quel grandioso palazzo, che ora giaceva alle sue spalle, inutile.
Allora, con un urlo disperato corse verso la torre e si gett nel vuoto, contro le rocce. Immediatamente i ruscelli che alimentavano le fontane si seccarono e i fiori appassirono. Il vento e la polvere erosero le delicate sculture e le decorazioni delle pareti, lasciando ogni cosa in balia del tempo. Nei giorni seguenti le armate nemiche invasero l'Armenia e usarono il palazzo come prigione. Il tempo continu a consumarlo finch ne spazz via ogni traccia. Tuttavia, la collina rimase ugualmente un monumento alla disperazione di una passione non corrisposta.


Giusta punizione per lo Stregone.
nessun uomo  riuscito mai a sfuggire ai tormenti d'amore. Il desiderio di possedere la persona amata consumava facilmente schiavi ed eruditi, contadine e principesse. Solo maghi e stregoni, per, conoscevano i segreti per avverare i loro desideri, grazie a prodigiosi incantesimi. Tuttavia nella brumosa pianura scozzese si raccontava la storia di uno stregone che una volta fu ingannato dalla sua stessa magia. Tutti gli abitanti del villaggio di Saltpans sapevano che il maestro John Fian era uno studioso delle arti occulte quanto lo era della grammatica latina. Non sfugg a nessuno che il suo occhio lussurioso si soffermava sul viso di ogni giovane bellezza del villaggio. Quando non riusciva a sedurre con le parole, ricorreva abilmente alla sua arte magica. Una volta si invagh della sorella di un suo giovane studente.
Portami una ciocca dei magnifici capelli rossi di tua sorella! disse con fare risoluto. Ma bada bene che lei non si accorga di niente.
Temendo la collera di John Fian, a mezzanotte il ragazzo sal furtivamente nella camera di sua sorella con in mano un paio di grosse forbici.
Stava quasi per riuscirci, quando la fanciulla si svegli e, tenendolo per un polso, inizi a schiaffeggiarlo finch non confess la sua missione. Allora la ragazza si consult con la madre e insieme escogitarono un piano.
Il ragazzo la mattina successiva and a scuola portando tre capelli rosso-oro avvolti in un foglio di carta e li consegn al maestro. Questi, per, ignorava che quelli non erano i capelli della sorella, bens i peli di una mucca ben nutrita, che la madre di lei stava allevando.
nel frattempo, madre e figlia incrociarono le braccia e si sedettero ad aspettare: dopo le lezioni del giorno John Fian nella sua camera avrebbe utilizzato quei capelli per la sua magia d'amore. Li avrebbe chiusi in una pergamena zeppa di simboli arcani o bruciati sulla fiamma di una candela, accompagnando il rito con formule cantilenanti?
A un tratto sentirono muggire e scalpitare i buoi nella stalla. L'incantesimo di John Fian cominciava ad agire. La porta della stalla era priva di chiavistello, per caso o per scelta. Una giumenta dal pelo fulvo fiut l'apertura e usc impetuosa dalla stalla, correndo verso il villaggio.
Davanti alla porta di John Fian l'animale si ferm gemendo e sbuffando. Il maestro usc per cacciarla via, ma la mucca, invece, gli si lanci contro.
Dalla casa alla scuola, e poi alla locanda e poi di corsa verso la chiesa e ancora una volta indietro, l'uomo in una disperata fuga cercava invano di sfuggire a quell'impeto amoroso. La mucca, per, non desisteva e per tutto il paese gli mostrava il suo posteriore come fosse un toro.
O
a allora John Fian non ebbe pi pace e divenne lo zimbello del paese. Quando insegnava, il muggito della giumenta malata d'amore copriva le lezioni. Quando andava in chiesa l'animale veniva trattenuto con la forza dal-l'inseguirlo per tutta la navata.
La forza dell'incantesimo lentamente diminu ma il mago impar da questa storia una bella lezione di vita: mai esercitare un incantesimo per circuire una ragazza. L'astuzia femminile  a volte pi forte della magia.


Un'Infelice Storia d'Amore fra la Terra e il Mare.
 Una vecchia leggenda giapponese racconta come sbocci e venne spezzato l'amore fra due creature divine,
che appartenevano a mondi diversi. Il principe Howori era nipote della dea del Sole e figlio del dio della Montagna. Sin da ragazzo si divertiva a cacciare cervi e cinghiali nelle foreste che ricoprivano le montagne. Quando Howori divenne adulto suo padre gli regal un arco magico, in grado di mandare a segno ogni freccia che scoccava. Agli occhi gelosi del fratello maggiore di Howori quel dono era un segno di predilezione e, temendo di perdere i diritti di primogenito, cacci Howori con disprezzo. Incapace di opporsi alla crudelt del fratello, Howori si lasci alle spalle le valli tanto amate e si diresse verso il mare. All'orizzonte non si vedeva neppure una nave che potesse condurlo lontano nel vento. Improvvisamente dal nulla comparve una creatura sconosciuta, vestita di alghe marine e di conchiglie. Di fronte agli occhi sempre pi stupiti di Howori, la creatura inizi a
parlare: So chi sei e conosco la crudelt di tuo fratello. Vengo per offrirti la protezione degli dei del Mare, fino a quando al suo fianco camminer di nuovo la giustizia.
Poi inizi a tagliare degli steli di bamb con i quali costru una solida imbarcazione. Dopo averla posta sulle onde invit Howori a salirci dentro. E scomparve.
Ormai lontano dalla riva, si alz un vento sempre pi forte e Howori si ^ trov al centro di un vortice che risucchi la sua barca nel cuore degli abissi. Si ritrov sul fondo dell'oceano, di fronte a un magnifico palazzo.
Che meraviglia, quel mondo sommerso!
E quale stupenda creatura si affacciava ora da una finestra scolpita!
Due lunghe trecce nere le incorniciavano il volto, e galleggiando erano mosse dolcemente dalla corrente marina. Collane di perle e coralli adornavano il suo esile collo liscio come alabastro. Howori si avvicin piano piano, ma l'incantevole fanciulla, vedendolo, si spavent e scapp in casa.
Subito dopo usc dal portone del palazzo un vecchio maestoso e imponente, dall'aria severa: Chi ha osato spaventare mia figlia Toyotama? tuon.
Howori, ritraendosi spaventato, rispose: Perdonate l'esule nipote della dea del Sole. Mai fu mia intenzione turbare siffatta bellezza. A quelle parole l'espressione del vecchio cambi: Ti prego, nobile giovane, entra nel mio palazzo e unisciti alla mia corte. Sono il dio dell'Oceano ed  un grande onore ospitarti nella mia regale dimora.
Il giovane accett:
 l'amore si era ormai impadronito del suo -cuore. Bastarono pochi giorni e quel sentimento fu presto ricambiato. Cos, in breve tutto il palazzo festeggi con grande sfarzo il loro matrimonio. I due giovani vissero giorni di grande gioia e notti piene di passione.
Qualche volta il volto di Howori si rabbuiava di nostalgia pensando alle montagne, al cielo e alla neve. Un'altra preoccupazione velava la sua gioia: della famiglia reale solo Toyotama e suo padre possedevano sembianze umane, mentre i tre fratelli della ragazza erano draghi di mare. Dopo qualche tempo Toyotama aspettava un figlio. Howori allora pens che era il momento di fare ritorno a casa, sulla terra asciutta e lussureggiante. La moglie acconsent, ma pose una condizione: doveva costruire una piccola casa sulla spiaggia e ricoprirla completamente con le penne di un cormorano.
L Toyotama avrebbe dato alla luce il loro piccolo, ma Howori doveva giurare che non l'avrebbe pi rivista finch il bambino non fosse nato. Con
un bacio il principe salut la moglie. Il suocero lo abbracci ponendo nelle sue mani uno scrigno che conteneva due gioielli: uno controllava la marea crescente, l'altro il suo riflusso, entrambi lo avrebbero protetto qualora suo fratello avesse provato ancora l'odio di un tempo.
Sulla schiena di un drago marino raggiunse la spiaggia. Dopo molto tempo riassaporava l'odore della calda terra e il canto degli uccelli tra i fiori di ciliegio. Quasi senza rendersene conto aveva camminato molte ore risalendo i sentieri della montagna. Sent uno sguardo di fuoco alle spalle: si gir e vide negli occhi del fratello l'antico odio.
Era il momento di ricorrere ai magici gioielli del re del Mare. Subito l'oceano usc dai suoi confini e crebbe fino a inghiottire alberi, campi e case. Le acque salirono lungo i fianchi della collina senza mai lambire Howori. Il fratello invece si era dovuto arrampicare su un alto pino, ma le acque lo stavano quasi raggiungendo: Piet, piet implorava Tu sei il vero principe di queste montagne!.
Solo a queste parole Howori sollev il secondo gioiello. E subito il mare si ritir. I pensieridiHowori volarono subito alla moglie rimasta nell'oceano. Scelse allora un posto protetto sulla spiaggia e vi costru una capanna come gli aveva chiesto Toyotama. Passarono interminabili settimane, finch una sera Howori dalla sua dimora nascosta nella foresta sent uno scricchiolio di passi sul greto bagnato e cap che la moglie era finalmente giunta.
Verso mezzanotte le grida del travaglio cominciarono. Howori la immaginava sola, impaurita e sofferente. Nascose il capo tra le braccia e pianse sconsolato. Per ore soffr senza muoversi, temendo di venire meno alla promessa fatta. L'angoscia, alla fine, ebbe il sopravvento. Correndo disperato, scese fino alla capanna e scrut dalla finestra. Toyotama pur nelle sofferenze del parto sent una presenza che la fissava. Si guard attorno e vide il volto del marito che la guardava nell'oscurit. 1 suoi occhi si dilatarono per l'orrore e lo cacci con gesti di disperazione.
Improvvisamente scese il silenzio. Howori camminava triste e agitato sulla riva del mare, quando improvvisamente si sent il cuore gelare. Un grande drago marino, con le squame che brillavano ai raggi rosa del sole, scivol sulla sabbia, s'immerse e spar. Howori cap cosa era successo. Quel drago era la sua amata Toyotama, trasformata a causa della sua disubbidienza. Non avendo rispettato il rituale del parto, aveva distrutto la felicit di entrambi. Mentre i suoi occhi infelici si perdevano nell'immensit del grande oceano sent un gemito alle sue spalle. Tra le alte canne trov un bambino appena nato. L'ultimo regalo di Toyotama al loro amore.


Capitolo Tre.

Il Trionfo del Vero Amore.
Nelle vecchie cronache l'amore spesso riusciva a trionfare solo dopo che i suoi protagonisti avevano superato mille sofferenze. Il passaggio attraverso pericoli di ogni genere e separazioni obbligate era un percorso necessario perch un'unionefosse destinata a durare nel tempo.
L'ostacolo pi comune che si opponeva alla felicit di due innamorati era la separazione. A volte gli innamorati venivano divisi dalla decisione di un genitore dal cuore insensibile, contrario a un matrimonio che non avrebbe portato n oro n gloria. Oppure il doloroso distacco poteva essere causato dall'arrivo di una banda di corsari; dalla debolezza e dalla follia di uno dei due innamorati; dal complotto di un nemico, umano o divino, che per invidia o per imperscrutabili ragioni, desiderava separare i due amanti.
Nei racconti pi terrificanti, gli innamorati erano allontanati dalla morte, ma l'amore era cos potente da vincere anche un avversario terribile e inarrestabile come questo.
Diverse leggende, provenenti da diverse parti della terra, riferivano di eroi che avevano seguito la loro amata compagna anche nell'oltretomba per riportarla indietro nel mondo dei vivi.
La narrazione di queste imprese mostrava che l'amore era molto pi di una semplice unione fra desiderio e simpatia. Era una delle forze primordiali dell'universo, il moto ispiratore di grandi gesta, la scintilla della poesia, la forza trainante della vita stessa.

IlCavaliere francese e la fanciulla Saracena.

Venite tutti, grandi e piccini, a conoscere la storia di Aucassin, unico figlio del Conte di Beaucaire, e del suo amore per nicolette, fanciulla saracena.
Quando gli sguardi di Aucassin e Nicolette si incrociarono per la prima volta, nella polverosa piazza di un mercato di Provenza, rimasero incantati. Aucassin dagli occhi grigi era a cavallo di un nobile destriero, nicolette, bella di ogni grazia femminile, lo osservava con timido stupore. Un grande ostacolo si opponeva alla loro felicit: come poteva l'unico figlio del conte Garin amare una fanciulla saracena catturata durante la Guerra Santa?.

Nicolette era giunta a Beaucaireancora bambina, e in questa terra odorosa di lavanda venne battezzata e allevata nella casa del visconte della citt, vassallo del conte Garin. Questo, per, non bastava a renderla una sposa degna dell'erede del conte! Quando Aucassin inform suo padre del profondo amore che provava per la fanciulla, il nobile reag prima con derisione e poi con costernazione.
Hai per te tutte le fanciulle dei casati pi nobili di Francia, non vorrai certo legarti a una fanciulla di oscure origini?.
Aucassin, tuttavia, si mostr ostinato, non riuscendo a convincere suo figlio, il conte fece imprigionare nicolette in una torre del palazzo del visconte, proibendo al giovane di vederla.
Bada, se sposerai quella saracena la tua anima brucer per sempre nelle fiamme dell'inferno!.
Meglio andare all'inferno, replic con impeto Aucassin che stare in un paradiso pieno di vecchi sacerdoti e di bigotti storpi. L almeno sar in compagnia di audaci cavalieri, menestrelli, trovatori e dame affascinanti. E se nicolette sar con me, quello per noi sar il paradiso.
Detto questo si ritir nelle sue stanze e l rimase perfino quando i soldati del conte Bolgar di Valenza, il pi feroce rivale del padre, invasero le terre di Beaucaire diretti verso la citt.
L'assedio durava gi da diversi giorni e la citt di Beaucaire stava quasi per cedere. Il conte Garin era troppo vecchio e debole per combattere e ordin al figlio di guidare l'esercito contro il nemico.
Padre, ho gi pronte le armi e sono pronto a difendere la mia terra, ma la ragione del cuore  pi forte di quella di stato: se nicolette sar mia, io partir.
Di fronte a quelle parole il vecchio conte accett con un moto di sdegno.
Aucassin prov un'immensa gioia. Con l'aiuto di scudieri e paggi indoss la sua pi bella armatura e, attraversato il ponte levatoio, raggiunse di gran carriera il campo di battaglia.
I clamori della guerra e lo scalpitio degli zoccoli riempivano l'aria, ma nel solitario isolamento del cimiero di ferro il suono del suo respiro copriva lo strepito della battaglia. Aucassin sognava di nicolette e di quanto lo avrebbe ammirato, vedendolo cos bardato.
Era giunto ormai nel cuore delle schiere nemiche e fu ben presto circondato. Qualcuno gli strapp via l'elmo dissolvendo le sue fantasticherie. Incitato dalle grida esultanti dei suoi, estrasse la spada e si gett contro il nemico. In un baleno disarcion dieci cavalieri e ne fer sette. A un tratto vide Bolgar in persona che fuggiva attraverso il campo di battaglia.

Il conte nemico non si accorse che il nobile cavaliere galoppava verso di lui fino al momento dell'impatto. Quindi si ritrov con grande fragore a terra.
Aucassin condusse il suo prigioniero davanti al conte Garin. Nell'esultanza generale, il solo pensiero di Aucassin era il patto stretto con suo padre. Quando, per, gli ricord la promessa il conte neg tutto. Aucassin rimase confuso, non riuscendo a credere alle sue orecchie.
A questo punto gli restava una sola cosa da fare: and nella cella di Bolgar e gli offr la libert, con l'unica condizione di non attaccare di nuovo Beaucaire. Un po smarrito di fronte a quella proposta, il conte nemico accett e lo segu verso la salvezza. Per questo gesto, per, al suo ritorno il giovane Aucassin venne imprigionato nel castello.

Le notizie di questi avvenimenti giunsero a Nicolette nella torre dov'era prigioniera; il suo cuore si riemp di tristezza. Decise allora di fuggire e risparmiare cos al suo amato altro dolore: se fosse partita, Aucassin sarebbe stato libero. Quella notte leg insieme alcune lenzuola e si fece scivolare gi dalle alte finestre della torre. Nell'oscurit corse verso le mura della citt, in un punto dove la battaglia aveva aperto un varco. Arrampicandosi faticosamente sopra le macerie raggiunse il fossato e lo attravers facendo attenzione alle sentinelle. Ormai fuori da Beaucaire, si diresse verso il bosco e vi si rifugi.
La notte riecheggiava dei tetri versi di lupi e orsi. Agitata dalla paura, la povera Nicolette dorm a mala pena qualche ora e si svegli all'alba. Ripreso il cammino, si spinse sempre pi nel cuore del bosco, lasciando dei segni lungo la strada, cos Aucassin avrebbe avuto degli indizi per trovarla. Incroci alcuni pastori con i loro greggi e si assicur di essere vista. Poi giunse in una radura dove convergevano sette sentieri: era un luogo adatto dove attendere l'arrivo del suo amore. L costru un riparo di fiori e di rami, e si mise ad aspettare fiduciosa.
Non appena la notizia della scomparsa di Nicolette raggiunse il castello, il conte Garin liber il figlio e organizz ricchi festeggiamenti in suo onore. Tuttavia, Aucassin non era nello stato d'animo adatto per festeggiare e senza indugio part alla ricerca di Nicolette.
Attravers la foresta trovando le tracce lasciate dalla fanciulla, poi incontr i pastori che gli confermarono di avere visto una giovane dai capelli d'oro. Spronato da una nuova speranza Aucassin segu le loro indicazioni.
Cavalc tutto il giorno e tutta la notte e finalmente arriv alla radura. Aucassin rimase perplesso nel vedere uno strano riparo; in un lampo si rese conto che era proprio il rifugio della sua amata, costruito per ripararsi nella foresta. Sceso da cavallo, il desiderio di abbracciare Nicolette fu tanto precipitoso che il giovane inciamp e cadde.
Quando si riebbe, la fanciulla teneva in grembo e cullava il suo capo, massaggiando delicatamente la spalla contusa. Rimasero nella foresta, dimenticando il tempo che scorreva.
L'aria era rallegrata dal cinguettio degli uccelli e dal dolce profumo dei gigli e delle rose. In quel piccolo angolo di paradiso si giurarono amore eterno e divennero sposi l'uno agli occhi dell'altra.
Nei mesi che seguirono si cibarono di noci e bacche della foresta e si dissetarono con l'acqua pura dei ruscelli. Trascorrevano i loro giorni esplorando i boschetti e le radure, e passavano le notti facendo l'amore sotto i rami illuminati dalla compiacente luce delle stelle.
Arriv l'inverno e la paura del freddo e della fame li spinse ad abbandonare quei luoghi. Partirono a cavallo, Nicolette posizionata sulla sella davanti ad Aucassin, confidando nel favore del destino.
Cavalcarono per quattro giorni attraverso aride pianure e terre collinose finch giunsero al mare.
Una nave mercantile sostava ancorata sulla riva. Alcuni marinai che erano a bordo quando videro che Aucassin si avvicinava gesticolando, gridarono:
Cosa volete?.
Vorremmo attraversare il mare. Possiamo salire?.
Quando gli fu chiesto dove fossero diretti rispose: Non importa il luogo.
Quando furono in mare aperto, un destino bizzarro e imperscrutabile prese in mano le loro vite. Improvvisamente all'orizzonte si form una cortina di tenebre, le nuvole scomparvero dal cielo come terrorizzate. Una misteriosa bonaccia colse l'imbarcazione, e tutti i marinai iniziarono a pregare consapevoli che stava sopraggiungendo il peggio.
La tempesta trascin via l'imbarcazione, deviandola lontano dalla sua rotta, in una parte di oceano sconosciuta.
Quando il vento alla fine diminu la sua foga, una terra ignota apparve all'orizzonte. La nave malconcia si diresse verso il primo porto e da l i due innamorati ripresero il loro cammino. I racconti dei viaggiatori narravano spesso di fatti prodigiosi avvenuti in terre lontane, ma nessun uomo era giunto in un paese cos misterioso come quello dove si trovavano ora Aucassin e Nicolette.
Erano a Torelore, un paese che si trovava nel pi remoto angolo di mondo, l dove non tramontava mai il sole. Per guadagnarsi del cibo Aucassin si diresse verso una citt dove, come gli avevano detto gi al porto, era in corso una battaglia. Giunto a destinazione il cavaliere provenzale quasi non credeva ai suoi occhi: di fronte a lui imperversava un violento assalto, ma i guerrieri non possedevano nessuna lancia, n spade, n picche. Tutti combattevano usando come armi gli oggetti che trovavano a portata di mano: bastoni, bottiglie, perfino frutta marcia.
Per un momento Aucassin si domand dove fosse capitato, ma dopo una forte risata, estrasse la sua spada ben affilata e si lanci con decisione nella mischia. Convinto di ottenere gloria e onore, colp con impeto a destra e a sinistra, ferendo chiunque gli capitasse a tiro.
Con sua grande meraviglia, per, alcuni degli uomini della sua parte lo bloccarono prontamente, togliendogli la spada di mano, e lo condussero subito al cospetto del loro re.
Qui, nel paese di Torelore non siamo soliti uccidere per conquistare, ma abbiamo deciso di risolvere ogni conflitto senza provocare ferite mortali.
Rammaricato, Aucassin si affid alla comprensione del sovrano; conosceva solo un modo di combattere, e non intendeva offendere le leggi di quella terra. Il sovrano allora lo perdon.
Il giovane cavaliere e la sua Nicolette, per, avrebbero scoperto presto che le regioni attorno a Torelore erano ben diverse, e ben felici dell'impreparazione militare dei loro vicini. Appena qualche giorno dopo il loro arrivo, una banda di pirati attacc la citt, mentre tutti dormivano. Prima che il segnale d'allarme avvertisse del pericolo, sfondarono le mura e sterminarono tutti gli abitanti, armati di corte sciabole.
Aucassin e Nicolette dormivano tranquillamente uno nelle braccia dell'altra quando i predoni irruppero nella loro camera. Aucassin non riusc ad afferrare la sua spada per difendersi e venne trascinato fuori con la sua sposa, condotto attraverso le strade in fiamme fino alla spiaggia. L i pirati avevano riunito tutti i giovani di Torelore, per portarli come schiavi nel loro paese. Nicolette fu spinta dentro a una nave piena di altre fanciulle, mentre Aucassin urlava e si divincolava per liberare la ragazza da cui lo stavano separando. Poi all'improvviso, stordito da un forte colpo alla nuca, perse i sensi e quando si risvegli, si trov incatenato nella stiva di una buia e cigolante galea, rischiarata solamente dal debole bagliore di una lampada a olio.
Dalla coperta della sua nave, Nicolette vedeva allontanarsi verso l'orizzonte il veliero dove era stato trascinato il suo Aucassin, convinta che il destino le avesse riservato l'ultimo e pi crudele colpo.
I temporali che imperversavano sui mari di Torelore non erano ancora cessati. Presto si alz di nuovo un terribile vento che disperse la flotta pirata. Soli, e prigionieri in due diverse navi in balia delle onde, Aucassin e Nicolette persero ogni speranza e implorarono il mare di preparare rapidamente la loro fine.
Ancora una volta non avevano fatto i conti con il destino. Dopo molti giorni, quando la tempesta si plac, la nave su cui si trovava Aucassin si sfracell su una costa rocciosa. Il giovane cavaliere provenzale, venne ritrovato da alcuni pescatori pi morto che vivo, aggrappato a un relitto. Ed  facile immaginare quale fu la sua sorpresa scoprendo che quei pescatori erano di Beaucaire. La tempesta lo aveva riportato a casa.
Grida di gioia e di entusiasmo lanciarono i suoi salvatori quando lo riconobbero. Durante la sua lunga assenza, seppe da loro, il conte Garin era morto, lasciando la contea priva di un conte. Aucassin venne portato in citt e curato con tutti gli onori dovuti all'erede di Beaucaire. Appena fu di nuovo in forze, riun la nobilt del paese per giurargli fedelt e assunse con orgoglio la carica che era stata del padre.
Aucassin govern con grande saggezza la sua terra, ma la vivacit e la serenit della giovinezza erano ormai totalmente scomparse. Ogni giorno i suoi pensieri volavano all'amore perduto, e il giovane si chiedeva dove fosse mai in quel momento la dolce Nicolette.
In modo identico, sulla sponda opposta del mare una fanciulla sospirava: era Nicolette. La ragazza era stata portata nel covo dei pirati, al porto di Cartagena, nella Spagna musulmana. Il profilo dei minareti e le cupole dei palazzi che si mostravano ai suoi occhi, le sembravano familiari. All'improvviso un ricordo era riaffiorato alla sua memoria. Quella era la citt dove era nata e da dove i Cristiani
l'avevano rapita, portandola prigioniera a Beaucaire. Quella era la citt dove era stata allevata nel lusso, poich suo padre era un sultano.
I pirati erano rimasti perplessi di fronte a quella storia, ma l'avevano condotta ugualmente al palazzo. Il sultano l'aveva riconosciuta al primo sguardo: era la sua bambina, la piccola che gli era stata strappata tanti anni prima.
Ora Nicolette viveva nel sontuoso palazzo dove era stata bambina, viziata e vezzeggiata dalle continue attenzioni del padre, che l'adorava come la pi bella creatura del mondo. Una preoccupazione, per, assillava l'uomo da qualche tempo; ormai nicolette era in et da marito, ma sembrava non volersi decidere. Un giorno la ammon con severit: Devi scegliere uno sposo, mia cara figlia. Se continuerai a essere cos ostinata, sar obbligato a scegliere io per te!.
Nicolette, il cui cuore non aveva pensieri se non per Aucassin, rispose: Padre, scegli pure chi sar il mio sposo. Io accetter la tua volont!. In segreto, per, la fanciulla prepar un piano per fuggire.
Si fece portare una viola e trascorse lunghe mattinate con i musicisti di corte per imparare a suonarla. Di pomeriggio, poi, batteva a tappeto il bosco, in cerca di una particolare erba di cui aveva sentito parlare: triturandola si otteneva un unguento capace di scurire la pelle. Di notte, infine, mentre le sue ancelle dormivano, trasformava con ago e filo i bei vestiti che il padre le aveva regalato.
Presto, arriv il giorno in cui fu annunciato il fidanzamento di Nicolette con il ricco monarca di un regno vicino. Quello stesso giorno, un giovane menestrello dalla carnagione color nocciola attravers il salone del palazzo e usc dalla porta principale, diretto verso il mare. Con quel travestimento, nessuno riconobbe Nicolette e nessuno la segu.
Giunta al porto, si imbarc su una nave diretta a nord. Fu quello l'inizio di un lungo e rischioso viaggio. Dopo diversi giorni di navigazione, sbarc e continu il suo viaggio a piedi. Dall'alba al tramonto camminava ininterrottamente, diretta verso Beaucaire.
Una volta arrivata, seppe che il suo amato Aucassin era diventato conte, per cui decise di non dichiararsi subito. Sempre travestita, and al castello e inizi a cantare. Il suono della sua voce era cos puro che dopo qualche minuto Aucassin usc dalla sua camera per ascoltarla.
La delicata malinconia della sua canzone tocc l'animo del conte, facendo volare lontano la sua mente. Improvvisamente l'espressione del viso di Aucassin divenne seria, quando sent pronunciare il nome della sua amata.
Nicolette, cantava il menestrello, era stata rapita dalle braccia del suo innamorato da una banda di feroci pirati ed era stata portata in una terra straniera; ma da l era poi fuggita, vestita come un menestrello, per tornare dal suo amato.
In quel momento, finalmente, gli occhi di Aucassin si aprirono e cap.
Questa, madame e messeri, grandi e piccini,  la lunga storia di Aucassin e Nicolette, che dopo tante sofferenze riuscirono finalmente a coronare il loro sogno d'amore, e per il resto della loro vita, furono i signori pi felici che la Provenza avesse mai avuto.

Amata dall'Oltretomba.
Da sempre i poeti cantano l'invincibile potere dell'amore, capace di vincere anche la morte. In Polinesia da trib a trib si tramanda la storia del giovane Hiku, che viveva in una piccola isola del sud e riusc, con l'astuzia, a liberare la sua amata Kawelu dall'oltretomba.
Questo eroe abitava con sua madre in una grande caverna sulla cima di un vulcano. Un giorno part per esplorare altre isole selvagge. Giunto in un lontano villaggio, conobbe Kawelu, la figlia del capo trib, e se ne innamor. I due ragazzi vissero felicemente insieme per qualche settimana, ma arriv il momento del distacco: Hiku aveva promesso a sua madre di ritornare con la nuova luna. Assicurando all'amata che si sarebbero presto riabbracciati, lasci il villaggio.
Dopo qualche mese era gi di ritorno. Lo accolse, per, una terribile notizia, Kawelu non era riuscita a sopportare la lontananza e, proprio il giorno prima si era spenta per il dolore. Disperato, Hiku giur a se stesso: voleva, doveva riunirsi a lei. Sua madre spesso gli aveva parlato della morte e del mondo degli spiriti, Hiku sapeva bene dove si trovava ora l'anima dell'amata Kawelu.
Guarda laggi, dall'altra parte dell'oceano azzurro, gli aveva indicato la madre dalla cima del vulcano. L, dove il cielo scende per congiungersi all'acqua, si apre il profondo abisso dove dimorano gli spiriti dei morti.
Tutti gli abitanti dell'isola sapevano che quello era un mondo senza dolore, ma non osavano andarci da vivi perch era protetto da feroci guardiani. Hiku, invece, avrebbe affrontato il pericolo. Consapevole della difficolt dell'impresa, il giovane architett un piano.
Intrecci una lunga fune con folti rampicanti; fiss all'estremit un bastone di legno incrociato, formando cos una specie di dondolo simile a quelli con cui giocavano i bimbi dell'isola.
Poi spacc una noce di cocco in due e si spalm tutto il corpo con il rancido latte che il frutto conteneva abbondante. Era un abile trucco per ingannare il guardiano dei morti: il tanfo puzzolente della sua pelle, ora, era del tutto simile all'odore dei cadaveri.
Accompagnato dai parenti di Kawelu, navig con la canoa verso il baratro. Giunto sull'orlo si fece calare nell'abisso con la fune che aveva intrecciato. Scese verso il basso, finch non vide le ombre veglianti. Hiku cominci a dondolare avanti e indietro sopra di loro.
Ricordando i felici giorni dell'infanzia trascorsi sulla terra, si assieparono sotto il giovane. Fra loro c'era anche Kawelu che riconobbe il suo perduto amore e, commossa, si lanci fra le sue braccia.
Svelti, tirate la fune! grid Hiku ai suoi amici, tenendo stretta a s la fanciulla. In un primo momento Kawelu non si accorse di ci che stava accadendo, ma appena se ne rese conto, fu presa dal panico. Usando i poteri delle anime dell'oltretomba, si trasform in una farfalla per volare via e tornare fra gli spiriti.
Hiku, per, era pronto. Richiuse i gusci di cocco intorno alla fluttuante sagoma di lei e la riport indietro nel mondo dei vivi. Tornato al villaggio, apr una piccola ferita nel fianco della donna e vi fece entrare lo spirito farfalla.
Kawelu si risvegli e da quel momento i due giovani non si separarono mai pi.

La Devozione di una Regina Indiana.
In India le favole rendono tributo alla lealt della moglie verso il suo amato sposo. Molti racconti indiani, mostrano le sofferenze di donne coraggiose che affrontano privazioni indescrivibili per devozione verso i loro compagni. Il fiore di queste spose fu Damayanti, moglie del re Naia.
Sin dall'inizio, il corteggiamento di Naia a Damayanti vide accadere fatti portentosi, provocati da creature ultraterrene.
Naia era il rajah di Nishada, nell'India settentrionale, e superbo cavaliere; possedeva tutte le migliori qualit che un uomo e un re devono avere. L'unico suo difetto era il grande amore per i dadi, che a volte lo portava a eccessi di gioco.
Damayanti era la figlia prediletta di Bhima, rajah del vicino stato di Vidarbha. Per bellezza e dolcezza la fanciulla superava di gran lunga ogni donna dell'India e dell'intera Asia.
Sempre pi ossessionato dal pensiero della fanciulla, Naia prese a vagare silenziosamente fra gli alberi fioriti del suo giardino, dove un giorno sorprese uno stormo di cigni dalle ali dorate. Il re ne cattur uno, e rimase senza parole per lo stupore quando l'animale si rivolse a lui dicendo: Ti prego, concedimi la libert, e io voler fino al giardino di Damayanti e perorer la tua causa di fronte a lei.
Il cigno venne liberato e vol senza indugio verso il palazzo reale di Vidarbha, dove Damayanti e le sue ancelle stavano oziando all'ombra. Il cigno inviato da Naia attir Damayanti in un angolo, sotto un grande gelso, e le raccomand la causa del nobile cavaliere. Damayanti si meravigli, ma presto si riprese: Ti prego, cigno fatato, reca al re Naia la mia risposta, digli che anche il mio cuore  ansioso di vederlo.

Da quel giorno, Damayanti divenne pensosa, e perse a poco a poco la sua allegria. Non era difficile indovinare cosa l'affliggesse; e il suo saggio padre decise che era giunto il tempo per Damayanti di scegliere il suo sposo.
Bhima allora invit tutti i pi illustri nobili dell'India presso la sua corte. Da tutte le parti si incamminarono verso Vidarbha, con la magnificenza del proprio seguito. Fra loro c'era anche Naia.
Mentre galoppava con grande ardore, Naia venne fermato bruscamente da quattro dei splendenti. Ti salutiamo, coraggioso signore di Nishada gli dissero. Siamo qui per affidarti un delicato compito. Anche noi desideriamo possedere la splendida Damayanti, e vogliamo che tu sia il nostro portavoce presso di lei.
Trepidante Naia parl: Vi prego, divini spiriti del cielo, esentatemi da questo compito, penoso per me, giacch anche io sono in strada per lo stesso motivo. Di fronte all'insistenza degli dei, tuttavia, fu costretto a cedere.
Essi condussero Naia nella dimora della principessa, dove scrupolosamente port a termine la sua missione.
Tuttavia, dal primo momento in cui Damayanti vide Naia, il suo cuore batt solo per lui. Gli dei, notando lo sguardo della ragazza, capirono le sue intenzioni e, si avvicinarono velocemente al gruppo degli altri pretendenti, che attendevano la decisione di lei.
Per disorientare la povera Damayanti, poi, assunsero tutti e quattro lo stesso aspetto di Naia. La principessa pass attentamente in rassegna i cinque identici re di Nishada in piedi di fronte a lei, e
not alcuni piccoli, ma inequivocabili segni che le svelarono la verit: quattro di loro non gettavano ombra alle loro spalle; le loro palpebre erano immobili e i piedi rimanevano impercettibilmente sospesi da terra.
Con certezza, Damayanti riconobbe il vero Naia e sorridendo di gioia, gli mise una ghirlanda attorno al collo per indicare a tutti la sua scelta. Il giorno stesso celebrarono la loro unione con una solenne cerimonia, girando attorno alla sacra fiamma che era il simbolo della fedelt. Come regalo di nozze gli dei, magnanimi nonostante la sconfitta, donarono allo sposo dei poteri soprannaturali, fra cui la conoscenza dell'arte di cucinare e la forza di vincere il fuoco.
Cos i due innamorati furono uniti in matrimonio, ma quella grande felicit fece divampare l'invidia di un demone che divenne il loro pi implacabile nemico. Anch'egli avrebbe desiderato Damayanti come sua sposa e, pieno di disappunto di fronte alla sconfitta, giur: Ti umilier nobile Naia, anche se dovessi attendere anni per realizzare questo mio proposito.

Ignari degli oscuri piani orditi dal destino, Naia e Damayanti vivevano in perfetta serenit, amati da tutti i sudditi. Il tempo aveva donato loro due bei figli, un bambino e una bambina.
Giunse, per, il giorno fatale in cui un piccolo, sconsiderato errore di Naia offr al demone l'occasione che attendeva da tempo. Il rajah trascur per una distrazione di lavarsi i piedi prima di entrare nel tempio per le sue preghiere, recando una grande offesa agli dei. Subito il demone scivol come un furetto nella sua anima e ne prese pieno possesso.
Quella crudele divinit aveva in mente uno stratagemma ben preciso per portare Naia alla perdizione: avrebbe trasformato la sua predisposizione al gioco d'azzardo in una passione incontrollabile. Chiam a s Pushkara, il fratello di Naia, che da sempre guardava la buona fortuna del rajah con occhi d'invidia.
Vedrai, Pushkara, d'ora in poi il re, tuo fratello, non avr pi buona sorte nel gioco. Ogni volta che lancerai sar una vittoria. Uno spirito demoniaco  entrato nei dadi e controlla ogni mossa.
Naia cadde nella trappola ordita dallo spirito maligno e perdeva cos ogni partita, e ogni sconfitta gli costava addirittura un'intera propriet.
col cuore pieno di paura per ci che le avrebbe riservato il futuro Damayanti per prudenza invi i suoi figli nel palazzo del padre, a Vidarbha.
Naia perse il suo palazzo, il suo regno, tutte le sue ricchezze. Alla fine il fratello con un crudele sorriso gli propose di giocare un'ultima partita, per l'unico tesoro che ancora gli rimaneva, Damayanti.
Quella scommessa fu troppo anche per la mente accecata di Naia. Nel dolore e nell'orrore il rajah si alz, in silenzio si spogli dei suoi preziosi vestiti e usc per strada, indossando gli umili panni di un mendicante. Damayanti, piena di dolore, ma fedele sposa, lo segu. Le avversit che dovettero affrontare furono veramente terribili, poich Pushkara, il nuovo rajah, viet ai sudditi di offrire loro ogni tipo di soccorso.
Alla fine furono obbligati a cercare rifugio nella foresta. Tormentato dalla colpa Naia apostrofava Damayanti: Vattene, lasciami solo. Quella  la strada che porta alla reggia di tuo padre: prendila e torna da lui! le ripeteva.
La donna, invece, gli rispondeva con fierezza: Non ti lascer mai, Naia. Abbiamo unito i nostri destini di fronte agli dei, e io sono qui per offrirti il conforto del mio amore per sempre.
Una notte, mentre Damayanti dormiva, Naia se ne and via perch nel suo cuore dimorava ancora quel demone maligno che lo trascinava verso la dannazione.
Quando al mattino Damayanti, si trov abbandonata scoppi in un pianto dirotto, ma non rimprover il marito che l'aveva lasciata in quel modo.
Mentre avanzava nella foresta, malgrado i molti pericoli in cui si imbatteva, animali feroci, demoni, uomini crudeli e violenti, la sua purezza e la sua bellezza soprannaturale la proteggevano da qualsiasi tipo di minaccia.
Passarono molti giorni prima che la principessa, con la veste succinta di pellegrina logora e sporca, i capelli strappati e coperti di polvere, giungesse nella citt reale di Chedi, che scintillava in una vasta radura della foresta.
Il suo aspetto dimesso attir l'attenzione di una folla di gente, che le si accalc attorno deridendola. Damayanti si faceva largo a gomitate, fra lo scherno generale, quando giunse a salvarla un messo reale, inviato dalla madre del re.
La donna, dalla finestra del suo palazzo aveva compreso che Damayanti era di nascita nobile e l'aveva fatta condurre alla reggia. Benvenuta, fanciulla straniera. Dai tuoi gesti e dal tuo incedere traspare l'illustre stirpe da cui sei nata: ma dimmi quali sventure ti hanno ridotto cos.

Damayanti non avrebbe voluto rivelare nulla, ma la gentilezza della regina la rassicur; l sarebbe stata trattata come si addiceva al suo rango.
Nel frattempo Bhima, il padre di Damayanti, aveva inviato tutti i suoi bramini alla ricerca della figlia, per scoprire cosa le fosse accaduto. Essi visitarono le citt conosciute, finch uno di loro in ultimo imbocc la strada per Chedi.
Malgrado i segni che la sofferenza aveva lasciato sulla bellezza di Damayanti, il bramino la riconobbe subito, quando si present nel palazzo reale.
Tornata a Vidarbha, la nobile donna fu accolta dal padre con lacrime di gioia, e la commozione del vecchio sovrano aument ancora quando la figlia gli raccont le sue vicende. Subito, Bhima mand di nuovo i suoi bramini in giro per l'India, alla ricerca di naia, il quale dopo aver abbandonato sua moglie addormentata nella foresta, si era allontanato velocemente nel fitto della vegetazione.
Improvvisamente un grande anello di fuoco apparve sul suo cammino; dal centro una voce piena di spavento lo chiamava, implorando aiuto. Naia con un balzo salt incolume attraverso il cerchio rovente e trov un enorme serpente intrappolato. Il re chiese alla creatura chi fosse, e il serpente rispose: Sono il dio Karlataka, signore dei serpenti. Mi hanno intrappolato fra queste pareti di fuoco per condurre un nobile cavaliere sulla via della perdizione. Se mi porterai al sicuro, ti ricompenser. Quando uscirono dalle fiamme il serpente ordin a Naia: Cammina avanti per dieci passi.
Al momento di compiere il decimo passo, Naia si sent mordere una gamba e ritrov il suo forte e solido corpo trasformato in pochi attimi in un aspetto riluttante e contorto. Il signore dei serpenti si affrett a spiegare: Ecco la ricompensa per avermi salvato. Con questo aspetto potrai procedere senza pericolo per la tua strada, nessuno ti riconoscer. Poi continu: Vai verso Ayodha, dove si trova il rajah Rituparna. L potrai trovare un lavoro come cocchiere di corte. Il rajah  un mago dei numeri e un consumato giocatore di dadi, ma  noto ovunque anche come appassionato di cavalli. Purtroppo non  molto abile a trattare i destrieri. Potrai comunicare a Rituparna la tua grande abilit di cavaliere, e in cambio potrai condividere la sua inestimabile conoscenza dei dadi.
Detto questo, il serpente diede a Naia un abito magico che gli avrebbe successivamente restituito il suo aspetto, poi spar.
Naia fece come gli era stato detto. La sua abilit con i cavalli impression il rajah Rituparna, che lo nomin capo dei cocchieri reali. La vergogna, tuttavia, gravava ancora come un peso insostenibile sul cuore di Naia, che non riusciva a confortarsi in nessun modo e per nessun motivo.
In seguito, uno dei bramini di Bhima rientr a palazzo dopo aver visitato la corte del rajah Rituparna, e rifer di aver parlato con un cocchiere deforme del rajah. L'uomo gli era sembrato molto commosso dopo aver ascoltato la storia di Damayanti e aveva mandato a dire alla regina di rimanere fedele, poich anch'egli era stato privato del regno e della felicit.
Damayanti cap di aver finalmente ritrovato il marito; solo il suo amato Naia avrebbe potuto pronunciare quelle parole-era ancora straziato e provava vergogna ad avvicinarla, ma l'amava ancora.
Ora Damayanti doveva ricorrere a tutto il suo ingegno per farlo ritornare al suo fianco, per sempre. Dopo aver pensato a lungo, mand un altro bramino dal rajah Rituparna con un messaggio: la regina Damayanti avrebbe scelto un nuovo marito all'alba del giorno dopo.
Senza indugiare oltre, il rajah mand a chiamare il suo cocchiere, l'unico uomo al mondo che poteva compiere quell'impresa. Di fronte agli ordini del rajah, Naia rimase senza parole, con l'animo pieno d'angoscia: Damayanti l'aveva dimenticato, non aveva pi nessuna fiducia in lui.
Con questi cupi pensieri nell'animo, Naia promise ugualmente di eseguire l'ordine del rajah e dopo qualche ora il sovrano era a bordo di un cocchio lanciato a grande velocit verso Vidarbha. Per convincere il suo cocchiere a passargli le redini, il rajah ebbe un'idea: Ascolta Naia, ho una proposta da farti. Io sono un esperto dell'alchimia dei dadi, tu sei un grande cavaliere: scambiamoci il segreto delle nostre arti.
Il cuore del cocchiere esult di gioia e immediatamente fren i destrieri per apprendere subito ci che desiderava. Il rajah, per, protest: Non ora, ti dir tutto quando saremo tornati!.
Ora, o dovrete proseguire senza di me! disse con decisione Naia.
Allora il rajah, sconfitto, spieg al suo cocchiere i segreti dei numeri. Quale grande sapienza udirono le sue orecchie! Non appena la lezione ebbe termine, la luce della comprensione scacci subito il demone dallo spirito di Naia, liberandolo da quella terribile schiavit.
Poi, secondo i patti, il cocchiere balz dietro, porgendo al rajah le redini del cocchio. Seguendo le indicazioni di Naia, Rituparna spronava i cavalli; e il cocchio copr il resto del tragitto quasi volando. Quando giunsero a Vidarbha, i cavalli frenarono con grande scalpitio nel giardino del palazzo di Bhima. Nella sua stanza, Damayanti cap che il suo amato era di nuovo da lei; e corse alla finestra. Col cuore confuso, la regina osserv il rajah scendere dal suo carro assieme a un cocchiere deforme, tanto diverso dal nobile ed elegante signore che aveva sposato.
Tuttavia, pi lo guardava camminare claudicante, pi la sua mente si convinceva che dietro l'aspetto sformato dell'uomo si nascondeva il suo Naia.
Aconferma della sua intuizione, Damayanti quella stessa sera gli mand la sua pi cara ancella a fare gli onori dell'accoglienza. Quando torn, la ragazza raccont alla sua signora l'emozione con cui l'uomo aveva ringraziato la regina per il benvenuto.
Tuttavia Damayanti voleva avere un'altra prova. Dietro un suo ordine, l'ancella torn nella stanza di Naia e, dopo averlo distratto, gli rub un cucchiaio del piatto che si stava preparando. Quando Damayanti assaggi la carne, riconobbe la divina abilit culinaria del marito.
La regina voleva, per, avere una prova definitiva e invi i suoi figli a salutare l'ospite. L'ancella le rifer l'abbraccio tenero con cui il cocchiere aveva salutato i ragazzi, mentre le lacrime gli rigavano il viso.
Ora Damayanti non aveva pi dubbi. Convoc l'uomo al suo cospetto, e con voce tremante di emozione gli chiese: Straniero, ha mai avuto notizia nei suoi viaggi, del nobile Naia, che tempo fa abbandon senza motivo la sua sposa?.
A quelle parole, il re non seppe resistere. Eccomi, amata Damayanti. Sono io, tuo marito. Un demone mi fece commettere quelle follie, la mia mente era accecata da lui! Tu, per, mi hai dimenticato, hai deciso di sposare un altro uomo!.
Sciocco! - grid Damayanti - quell'annuncio era solo uno stratagemma, era l'unico modo per riportarti da me! Il mio cuore ti  sempre stato fedele.
Naia rimase estasiato. Poi prese la veste magica che gli aveva dato il signore dei serpenti e riacquist il suo nobile aspetto. Fra l'esultanza di tutti Naia, Damayanti e i loro figli si abbracciarono, giurando di non lasciarsi mai pi.
Ora il re, ritrovato l'antico vigore, doveva affrontare un'ultima impresa: riconquistare il suo regno. Tornato a Nishada, and da Pushkara e lo sfid di nuovo ai dadi. Il fratello, stupito di vederlo, accett. Con un solo lancio Naia riconquist tutte le ricchezze che aveva perso quel fatale giorno di tanto tempo prima. Perdon Pushkara, per il suo crudele comportamento, e sal di nuovo sul suo trono, a fianco della sua fedele regina dagli occhi scuri.

La trappola del mago.
Quando un cuore spezzato non crede pi in un amore privo di sofferenze, pu ritrovare la speranza ascoltando le vicende di due giovani sposi che vivevano in Bretagna. Arveragus e sua moglie Dorigen erano talmente innamorati che anche la pi breve separazione per loro era una tortura.
 Un giorno Arveragus venne mandato in Inghilterra dal suo signore per motivi di corte. Dopo la sua partenza Dorigen era inconsolabile. Giorno dopo giorno arrivava fino alla scogliera e camminava senza sosta fra le rocce guardando con paura in basso la costa frastagliata: una terribile immagine nasceva allora nel suo animo. Vedeva il suo amato Arveragus disperso in un naufragio, mentre lottava contro la furia del mare. Poi, verso sera, col cuore gonfio di paura, la donna rientrava a casa pregando che Arveragus tornasse presto nuovamente ad abbracciarla.
 Una volta, sulla strada del ritorno, incontr un ricco mercante di sua conoscenza chiamato Aurelio. L'uomo si offr di accompagnarla. In realt era da tempo che la pensava e, dopo aver preso coraggio, le disse: Cara Dorigen, da molto tempo ormai il mio cuore arde di passione per te. Ti prego, accetta il mio amore.
 Dorigen replic senza esitare: Mai, non tradir mai mio marito, anche se non dovesse pi tornare!. Subito dopo, per, piena di sdegno per quella sfacciata proposta, decise di punirlo con uno scherzo. In verit Aurelio, potrei anche accettare il tuo amore, ma solo quando avrai fatto scomparire dalla Bretagna le sue scogliere traditrici.
 Il mercante rimase senza parole, sul ciglio della strada, mentre la donna prosegu il suo tragitto. Subito il giorno seguente Aurelio and da un astrologo, noto in tutta la Francia per la capacit di creare illusioni pi reali della realt stessa. Saggio maestro di incantesimi, vi offro la somma pi alta che abbiate mai ricevuto se, fra sette giorni, riuscirete a far sparire gli impervi scogli che si affacciano sul mare di Bretagna.
 L'astrologo si mise subito al lavoro: con sofisticati apparecchi misur la posizione dei pianeti e calcol la congiunzione pi favorevole alla sua magia. Dopo una settimana, all'ora stabilita, la costa della Bretagna si appiatt all'improvviso: non c'erano pi alte pareti di roccia, ma solamente una spiaggia di sottili granelli di sabbia e dolci insenature. Chi rest veramente senza parole a osservare quello spettacolo fu Dorigen, che presa dall'orrore si rimangi la parola data.
 Proprio quella notte Arveragus torn a casa, ma non trov la felicit che si aspettava. Dorigen, in lacrime, gli raccont tutto e il marito, pensieroso, le rispose: Mia amata Dorigen, l'onest  la vera forza su cui si basa il nostro matrimonio. Dovrai mantenere la promessa fatta ad Aurelio. Poi ti riprender con me e ti amer come se nulla fosse mai accaduto.
 Quando Aurelio conobbe la decisione di Arveragus si commosse profondamente e senza esitare rinunci alle sue richieste. Anche l'astrologo, non volendo essere da meno, rinunci al suo pagamento.


Una Devozione Immortale.
Durante le lunghe e fredde serate d'inverno, in Tibet i narratori raccontano ancora oggi la storia di due giovani uniti da un amore cos forte che riusc a sopravvivere non solo all'ostilit dei genitori, ma persino alla stessa morte.
I due ragazzi, i cui nomi si sono persi nel tempo, si incontrarono un giorno a una fonte. Quotidianamente si recavano l percorrendo strade diverse. Una mattina iniziarono a parlare e rimasero l per lungo tempo, per separarsi poi di malavoglia con la promessa d'incontrarsi ancora il mattino seguente. Gi da quel secondo incontro si innamorarono perdutamente l'uno dell'altra. Seguirono settimane molto inquiete per i due ragazzi. A quel tempo in Tibet i matrimoni erano veri e propri affari conclusi dalle famiglie, spesso stabiliti sin dalla nascita. Le unioni non pianificate erano motivo di grande vergogna. Per questo motivo i due ragazzi furono costretti a nascondere il loro amore alle rispettive famiglie continuando a incontrarsi ogni mattina alla fonte.
Venne un giorno in cui il giovane sembrava pi turbato che mai mentre aspettava l'arrivo della sua amata; un brivido attravers tutto il suo corpo quando finalmente sent la fanciulla avvicinarsi. Dopo essersi salutati, il ragazzo rivel subito il segreto che lo teneva in tanta trepidazione: Ecco, mia adorata, ti ho portato in dono questo gioiello che appartiene alla mia famiglia, come pegno del mio amore.
Alla vista di quel regalo, un magnifico orecchino d'argento con un grosso turchese incastonato, la fanciulla tacque, poich sapeva che accettarlo sarebbe stato un gesto d grande importanza. Subito dopo, per, impulsivamente si sciolse una treccia e lasci che il giovane intrecciasse l'orecchino sotto i suoi lunghi capelli neri. La fanciulla, al primo palpito d'amore, non riusc a nascondere le sue emozioni al minuzioso esame di sua madre e l'orecchino venne presto scoperto. Rendendosi immediatamente, conto del profondo impegno di sua figlia, la donna decise che solo un'estrema contromisura avrebbe salvato l'onore della famiglia. Invi allora il suo primogenito a uccidere l'estraneo che a-veva catturato il cuore della sua bambina, ma il figlio non ebbe cuore di farlo e punt la sua freccia verso una spalla del ragazzo. A sua insaputa, per, la madre, aveva avvelenato la punta del dardo; e in uno spasimo il giovane mor.
La fanciulla, sopraffatta dal dolore, decise di liberarsi per sempre da quella sofferenza. Dopo aver ottenuto dal padre il permesso di assistere al funerale del suo amato, si affrett alla cerimonia. Il corpo del giovane era gi stato adagiato sulla pira funeraria, ma i sacerdoti non riuscivano in alcun modo ad accendere il fuoco. La ragazza cap: il destino la stava chiamando al fianco del suo compagno; lei aveva giurato fedelt eterna al giovane e ora l'anima di lui non poteva lasciare da sola la terra.
Sapeva cosa fare. Si avvicin al rogo funebre, si tolse il mantello e, sotto gli
cchi stupiti dei parenti del ragazzo, si gett sul corpo del suo amato. Improvvisamente la pira si incendi, e le fiamme alte e crepitanti divamparono con forza attorno ai corpi dei due giovani innamorati, che bruciarono insieme.
Tutti rimasero immobili. La notizia della tragedia giunse alla madre della ragazza, che si affrett verso il luogo del funerale. Non appena arrivata inizi a urlare con tutta la collera che aveva in corpo: Non permetter mai che rimangano uniti, neppure nella morte! Che i loro corpi vengano separati e sepolti uno lontano dall'altro!.
I parenti del ragazzo, allora, mandarono a chiamare uno sciamano del posto, per sapere cosa i due innamorati avevano temuto di pi nella vita. Lo sciamano scopr che la ragazza aveva sempre detestato le rane, mentre il ragazzo era terrorizzato dai serpenti. Cos vennero catturati una rana e un serpente e lasciati in libert sopra ai corpi bruciati. Il sortilegio ebbe effetto: le ossa che erano fuse insieme, disgustate da quegli esseri, si separarono immediatamente e
schizzarono lontano. Poi per l'insistenza della madre, i due cumuli vennero sepolti sulle sponde opposte del fiume.
Dopo qualche tempo, per, dalle due tombe germogliarono due alberelli che crebbero a dismisura.
I loro rami si allungarono fino a intrecciarsi sopra il ruscello. A chi li vedeva sembrava che si abbracciassero, mentre i bambini che giocavano l vicino riferivano che le foglie delle due piante cantavano e si sussurravano parole d'amore.
Piena di rabbia, la madre della ragazza ordin ancora: Tagliate quegli alberi!. Ogni volta, per, che l'ascia dei tagliaboschi li abbatteva, essi crescevano di nuovo, alti come prima.
Cos, in un modo che nessuno poteva prevedere, i due giovani innamorati riuscirono a mostrare a tutti la loro reciproca devozione e il loro amore continu a fiorire per sempre.

TTT
Un Cavaliere e la sua Signora perduta.
In una piccola chiesa dell'Artois, una regione che si estende ai confini della Francia, si possono ammirare le statue di un cavaliere e di una nobil-donna, stese fianco a fianco, con i gomiti che si toccano leggermente. Sono le statue poste sulla tomba del nobile guerriero sir Eglamour e della nobildonna lady Chrystobel, due innamorati che patirono lunghe e amare sofferenze, prima di poter vedere coronato il loro grande amore.

 La storia delle loro traversie  un racconto emozionante, pieno di avvenimenti prodigiosi, che attravers molti anni e molte terre.
 Sir Eglamour era un cavaliere al servizio del conte Frensamour di Artois. La sua sfortuna fu di innamorarsi della bella Chrystobel, una stupenda fanciulla dagli occhi grigi, figlia del suo signore.
 Malgrado il prestigio di cui godeva a corte, il cavaliere aveva ben poche possibilit di ottenere la mano della fanciulla, dal momento che il conte, superbo e possessivo, aveva rifiutato di concedere in sposa sua figlia perfino a re e principi.
 Tuttavia l'amore per Chrystobel, nato come un sentimento profondissimo, tenero e segreto, lo tormentava durante tutto il giorno e possedeva i suoi sogni durante la notte.
 Il rumore dei passi della fanciulla sul freddo marmo dei corridoi, la fugace vista dell'ombra delle sue vesti che scivolava su un muro, mettevano in subbuglio il suo cuore, e il sangue iniziava a pulsargli in testa come impazzito.
 Quando ogni sera la corte si riuniva per la cena, sir Eglamour coglieva ogni occasione per girarsi e ammirare l'infinita grazia di Chrystobel, che sedeva nel tavolo in fondo al grande salone. Allora il suo stomaco si chiudeva come se avesse mangiato un macigno e, per la disperazione, avrebbe scagliato via lontano il suo piatto con un gesto.
 Alla lunga, l'amore per la fanciulla consum il cavaliere fino a farlo ammalare, tanto che una sera al tavolo del conte una sedia rimase vuota.
 Quale dei miei cavalieri manca? chiese sir Frensamour sorpreso.
Il coraggioso Eglamour, signore gli risposero gli altri commensali.
 Il conte ammirava il giovane, soprattutto per l'ardimento e il valore che aveva dimostrato nei tornei, per cui invi immediatamente da lui sua figlia, per informarsi su cosa lo affliggesse.
 nessuno si accorse del lieve e pudico sorriso che mosse le labbra di Chrystobel, quando si alz per eseguire l'ordine paterno; in quei mesi non le erano sfuggiti gli sguardi innamorati e le premure di Eglamour, e il suo cuore non era rimasto insensibile.
Giunta nella stanza, lo trov sdraiato svogliatamente sul letto, ma appena la vide il giovane si rianim. Era la prima volta che Chrystobel si trovava sola, davanti a lui, e di fronte ai suoi occhi di cenere Eglamour non seppe pi trattenere le sue parole, che svelarono i suoi sentimenti.
 Dolce Chrystobel, ti confesso tutto il mio amore, tutta la passione che agita, muta da troppo tempo ormai, il mio cuore che non osa dichiararsi. Ti prego in ginocchio, ti supplico accetta il mio amore, che mi consumer se non potr saziarsi coi tuoi baci.
 Mentre parlava, il viso di Chrystobel sorrideva di gioia, ed Eglamour in quel sorriso vide avverarsi il suo grande sogno d'amore.
 Allora la fanciulla gli disse: Anche il mio cuore  pieno d'amore per te, nobile Eglamour.  mio padre l'ostacolo pi grande che dobbiamo superare. Prover a parlargli di te, ma tu domani va da lui dopo il torneo e chiedi la mia mano.
 Il sole tramont, poi torn alto nel cielo e stava tramontando di nuovo quando sir Eglamour, a cavallo del suo destriero guascone, galopp verso il conte.
 L'ultimo torneo era appena terminato e sir Frensamour stanco e insoddisfatto per l'esito delle gare, stava rientrando a palazzo. Eglamour lo salut, poi, prendendo coraggio, di fronte agli altri cavalieri gli chiese la mano di sua figlia.
 Un lungo silenzio cadde nella corte, i cavalli scalpitavano agitati dalla tensione che si percepiva nell'aria, gli altri cavalieri amici di Eglamour attendevano anch'essi col Fiato sospeso.
 
 A quel punto il conte fece un grande sorriso e disse: Sar un onore abbracciare come genero un guerriero tanto nobile e valoroso. Per per ottenere in sposa mia figlia, dovrai prima superare tre prove di coraggio: dovrai sconfiggere e uccidere l'orco Maroc, che vive nel folto della foresta; dovrai uccidere l'enorme cinghiale che semina panico e morte nella terra di Satyn; e infine dovrai uccidere il drago che minaccia la citt di Roma, in Italia. Sono certo che riuscirai in queste imprese, ti aspetto.
E cavalc via ridendo.
 Aveva posto il giovane di fronte a una prova d'onore che non poteva rifiutare, ma gli avversari che aveva scelto erano cos terribili che nessun uomo poteva pensare di uscire vivo da uno scontro con loro.
 Tuttavia Eglamour, non sospettando le vere intenzioni del conte, mont subito a cavallo e alz la spada in segno di saluto: sapeva che da una delle finestre del castello Chrystobel lo stava osservando, immediatamente dopo part al galoppo per affrontare la prima delle sue tre prove.
 Dopo molti giorni di viaggio, sir Eglamour giunse nel territorio di Maroc. Avanzava nel buio della foresta che faceva da dimora al gigante, ma non aveva incontrato ancora nulla che si muovesse: nessun uccello cantava, nessun alito di vento agitava le foglie sui rami. Il cavaliere si ferm ad aspettare.

All'improvviso uno schianto abbatt due grossi olmi che si trovavano di fronte a lui e comparve in tutta la sua mostruosit Maroc. Era tre volte pi grande di Eglamour, agitava in mano, come se fosse una clava, un albero che aveva strappato da terra e urlava spaventosamente.
 Il giovane estrasse la sua spada. Un raggio di sole che filtrava tra i rami colp la lama lucida, accecando per un attimo gli occhi di Maroc col suo riflesso. Il gigante inciamp. Eglamour cogliendo l'occasione si lanci in avanti, verso il suo nemico, e gli conficc la spada nella gola, trafiggendolo da orecchio a orecchio; poi con un altro colpo secco gli tagli la testa.
 La prima prova era stata superata, ora doveva andare alla ricerca del cinghiale di Satyn. Il bosco in
cui si trovava la sua tana era un luogo tetro e impressionante: ovunque c'erano i resti di sfortunati animali e di persone che si erano imbattuti nell'animale. Eglamour si avvicin alla sua preda, al chiaro di luna, armato di una lancia. Non appena lo vedeva arrivare, il cinghiale scappava e cos fece per tutta la notte fino all'alba. Allora finalmente si ferm e attacc frontalmente il suo inseguitore.
 Il cavaliere, stanco dalla notte di inseguimento, punt la lancia dritta di fronte a s e colp l'animale tra le zanne. Il cranio del cinghiale, per, era talmente duro che la lancia riusc solamente a ferirlo. In un gesto disperato Eglamour gett via l'inutile arma, prese la spada e colp con decisione il cuore della bestia. Questa volta il cinghiale mor.
 Qualche giorno dopo il nobile Eglamour, fiero della vittoria, era di fronte al conte Frensamour e aveva con s i due orridi trofei.
 L'espressione del signore d'Artois era cupa e accigliata, le sue mani tamburellavano nervose sulla tavola di legno, ma riusc ugualmente a celare i suoi pensieri agli altri cortigiani presenti. Mi congratulo con voi per i successi ottenuti, prode Eglamour, ma le ricordo che manca un'ultima prova, la pi difficile.
 Il drago di Roma era un terribile flagello per tutta la regione. Gli abitanti erano ormai allo stremo delle forze, chiunque avesse eliminato quel terribile mostro avrebbe liberato i cittadini di quella citt da un incubo che ormai li faceva disperare, notte e giorno.
 Con finto affetto paterno il conte diede una pacca sulla spalla a Eglamour e lo conged: Mi aspetto un altro vostro successo. Ora prendetevi qualche settimana di riposo, ne avrete bisogno.
 Quelli che seguirono furono i giorni pi felici della vita di Eglamour. Trascorreva le ore cacciando, partecipando a sontuosi banchetti dove era accolto con onori e rispetto, e dovunque andasse la fama delle sue imprese lo precedeva. I momenti pi belli, per, erano quelli passati con Chrystobel.
 in pubblico si limitavano a scambiarsi sguardi d'amore, passeggiando nel giardino del palazzo, ma quando rimanevano soli non riuscivano a trattenere la
 loro passione e trascorrevano il tempo abbracciati in un luogo segretissimo, vicino alla foresta.
 Dopo tre mesi, sir Eglamour part con una nave per l'Italia, per affrontare la furia del terribile mostro.
 Prima di salpare, per, and dalla sua amata Chrystobel e le infil al dito un bellissimo anello d'oro, come pegno del suo cuore e della sua fedelt. Ecco, mia dolce futura sposa, attendi con pazienza il mio ritorno e prega per il nostro amore.
Il drago che imperversava nella foresta intorno a Roma doveva essere veramente una delle creature pi crudeli della terra. Mentre avanzava con grande attenzione, Eglamour notava ovunque i segni del suo passaggio: interi ettari di terreno carbonizzati, pioppi che un tempo erano alberi alti e robusti ridotti a mozziconi, capanne completamente distrutte.
A un tratto il cavaliere avvist da lontano l'orribile creatura. Ricorrendo
a tutto il suo coraggio, gli si lanci contro, roteando con furia la spada sopra la sua testa. Il drago, confidando nella sua grande forza, lo guard indolente, quasi senza accorgersi che Eglamour, fulmineo, gli aveva mozzato una delle ali. Stordito e con la ferita sanguinante, l'animale allora indietreggi, sputando lingue di fuoco contro il nemico. Il guerriero si ripar con lo scudo e and di nuovo all'attacco, conficcandogli la spada nella bocca. La bestia, colpita a morte, si inarc con un ruggito di dolore, ma riusc ugualmente a imprigionare Eglamour nelle sue mascelle. In un ultimo gesto disperato scosse con violenza il muso e gett il cavaliere, ormai stremato, alle sue spalle. Poi cadde pesantemente a terra, morto.
 Eglamour fece appena in tempo a vedere attraverso gli occhi velati di sangue il cadavere del drago e poi, sfinito dalla lotta, svenne.
 La notizia della sua vittoria si diffuse rapidamente per tutta Roma, tanto che prima del calar della sera un gruppo di giovani della citt accorse per soccorrerlo. Venne portato nel palazzo del sovrano e salutato con tutti gli onori: aveva salvato la citt, era un grande eroe. Quella terribile lotta, per, lo aveva ridotto in fin di vita. Per diversi mesi rimase completamente bloccato a letto, con il corpo lacerato da mille ferite, in bilico fra la vita e la morte.
 Lontana da lui, nel suo palazzo in Artois, Chrystobel era sempre pi in apprensione per l'assenza dell'amato, soprattutto da quando aveva scoperto di avere in grembo il figlio di Eglamour. Aveva cercato di nascondere pi a lungo possibile il suo segreto, stringendosi gli abiti in modo da non destare sospetti neppure nelle sue ancelle. Tuttavia un giorno inevitabilmente venne scoperta, e dopo appena qualche settimana nacque il suo bambino.
 Il conte era consumato dalla rabbia: la sua amata figlia, il suo onore erano compromessi per sempre; ora tutti l'avrebbero vista come una poco di buono che allevava il figlio bastardo di un semplice guerriero. Gli restava solo una cosa da fare per salvare il nome del casato, doveva ucciderli entrambi.
neanche il crudele Frensamour, per, aveva un cuore cos duro da compiere tale azione a sangue freddo. Ci che fece, comunque, fu ugualmente terribile. Prese sua figlia e suo nipote in fasce e li port sulla scogliera. Qui aveva fatto preparare una piccola barca da pesca, fradicia e senza timone: li fece salire e, senza prestare ascolto alle implorazioni di Chrystobel spinse la barca alla deriva, abbandonandoli alla merc delle onde. La fanciulla si vide persa. Il fragile legno dell'imbarcazione faceva entrare acqua da tutte le parti, malgrado tutto, per, non affond. Beccheggiando e continuando a girare su se stessa, la barca venne trascinata dal vento per una settimana, poi si schiant su alcuni scogli. Chrystobel e il bambino furono catapultati sulla scogliera, poi il vecchio scafo si schiant in mille pezzi.
Stava scendendo la sera, le rocce erano battute da un vento freddo e implacabile. Chrystobel stringeva a s suo figlio per riscaldarlo, ascoltando il rumore delle onde che s'infrangevano ai suoi piedi. Un altro rumore attir la sua attenzione, sembrava il battere di due grandi ali che volavano sopra di lei.
 Quando le tenebre si dissolsero, lasciando posto alla luce del giorno, Chrystobel vide con un misto di stupore e paura un'enorme animale nel cielo. Non si trattava di un uccello come gli altri, ma di un grifone con la testa di aquila e il corpo di leone.
 Improvvisamente l'animale alato si butt in picchiata verso di lei e le gherm il bimbo dalle braccia. Invano la donna tent di resistergli, invano grid disperata: in un battito d'ali il grifone si era librato di nuovo in cielo ed era scomparso all'orizzonte.
 Aveva perso tutto ci che amava, il suo Eglamour, la sua casa e ora anche suo figlio. Chrystobel, per, non sapeva ancora cosa le avrebbe riservato il destino, non sapeva che nel suo tremendo viaggio verso sud aveva attraversato la linea invisibile del regno della magia, luogo in cui poteva accadere tutto ci che in Artois era ritenuto impossibile.
 Il suo bambino non mor. Dopo aver attraversato mari e terre lontane, il grifone non lo deposit nel suo nido, ma alla corte del suo padrone, un vecchio re orientale. Il gentile sovrano desiderava da lungo tempo un erede e quel bimbo venuto dal cielo fu per lui un'immensa gioia.
 Lo abbracci con affetto, dicendo: Ti allever nel mio palazzo, con tutti gli onori del tuo rango. Il tuo nome sar Degrobel.
 Il destino ebbe compassione anche della povera Chrystobel. Rimasta sola sulla scogliera, si arrampic sulle rocce, fino a raggiungere un sentiero che si snodava sopra delle alture desolate. Vagabond per diversi giorni, finch venne trovata, affamata e stanca, da un gruppo di mercanti che tornavano in Egitto lungo la via delle spezie. Quando la videro, indossava vesti lacere, aveva i capelli tutti arruffati e diceva cose senza senso, ma dai suoi gesti e dal suo portamento compresero che si trattava di una fanciulla di nobili origini. Decisero, quindi, di accoglierla sul carro e di portarla in Oriente dal loro sovrano.
 Il re la accolse con gentilezza e le offr di rimanere alla sua corte; egli aveva gi delle figlie, ma sarebbe stato contento di vedere ampliata la sua famiglia.
Capit cos che le tre vittime della crudelt del
conte Frensamour, per un capriccio del destino, si ritrovarono ognuna in una corte straniera.
 nel frattempo Eglamour si era rimesso completamente e spinto dal desiderio di rivedere la sua amata, lasci l'Italia, diretto in Artois. Amare notizie lo attendevano al suo arrivo: quando seppe della morte di Chrystobel, piomb in una cupa disperazione. Con la febbre alta, farneticava di uccidere il conte, responsabile di ci che era successo; ma presto si riebbe e, rassegnato di avere ormai perso la sua felicit, part per la Terra Santa come crociato.
Trascorsero circa sedici anni o forse pi, prima che, nell'ultimo atto della vicenda, il destino dei due innamorati li facesse incontrare di nuovo. Il re d'Egitto cercava da tempo di concludere un importante trattato col monarca di uno stato vicino, attraverso un matrimonio diplomatico. Fra tutte le fanciulle della sua corte Chrystobel era senza dubbio la pi adatta a quel compito. Il dolore l'aveva temprata e resa indifferente al mondo che la circondava; per cui quando il re le chiese se era d'accordo, accett senza esitare, contenta di poter finalmente ringraziare in qualche modo il suo benefattore.
 Giunse il giorno del matrimonio. La donna gett a mala pena uno sguardo al giovane che le era stato destinato, ma il suo cuore quasi si ferm quando vide lo stemma che risplendeva sul suo elmo: un grifone che afferrava un bimbo con una zampa.
 Un folle pensiero attravers la sua mente, ma divenne subito certezza quando il ragazzo le porse la mano per salutarla. Attorno a un dito, infatti, portava l'anello che Eglamour le aveva regalato come pegno del suo grande amore e che lei aveva messo al collo del figlio per mostrare a tutti le sue nobili origini, qualora il destino li avesse separati.
 L'animo di Chrystobel si riemp insieme di gioia e di angoscia, ma prima che potesse parlare al giovane, uno squillo d trombe risuon nel cortile del castello, annunciando il matrimonio e invitando tutti i cavalieri a prendere parte al torneo che stava per cominciare. Lo sposo avrebbe mostrato la sua abilit di cavaliere, sfidando gli altri nobili guerrieri presenti.
 Proprio in quel momento, sir Eglamour passava vicino alle mura del castello. La crociata era finita e ora, stanco e affaticato, tornava verso la sua terra, partecipando di tanto in tanto a dei tornei per pagarsi il viaggio. Sentendo l'inizio delle gare si affrett a prendere posto tra le fila dei partecipanti.
Cos sir Eglamour partecip al matrimonio di suo figlio e giostr contro di lui di fronte agli occhi del suo amore perduto. Per lungo tempo i menestrelli cantarono coi loro versi di come il vecchio cavaliere disarcion quel giovane alle prime armi, di come con grande cavalleria lo aiut a rialzarsi da terra, di come Chrystobel rimase senza fiato quando il vincitore si tolse il cimiero per salutare la folla che lo osannava, di come riconobbe il viso del suo amato Eglamour, anche se pieno di rughe e segnato dalla sofferenza, e di come infine, esultante per la grande felicit, corse ad abbracciarlo, aprendosi un varco tra la folla.
 Quando i due sovrani che dirigevano il torneo ascoltarono col fiato sospeso quell'incredibile storia, si impegnarono a fare giustizia per tutti i torti che Eglamour e Chrystobel avevano subito.
 Quel giorno stesso i due innamorati, che un destino crudele aveva separato in giovent, finalmente si unirono in matrimonio. Anche Degrobel era felice: ora, infatti, poteva sposare la donna che veramente amava, la giovane Ardanata, figlia del re di Satyn. I ragazzi si amavano da anni in segreto, ma sapevano di non potersi sposare, poich i genitori di Degrobel desideravano per il figlio un matrimonio pi conveniente. Ora, invece, nulla impediva pi la loro unione.
 Con un'unica cerimonia le due coppie si sposarono, madre e figlio raggiunsero insieme l'altare per stringere le mani dei loro compagni.
 Cos finalmente l'amore di Eglamour e Chrystobel trionf a dispetto di ogni avversit. Dopo la fine dei festeggiamenti, gli sposi assieme a Degrobel e alla sua Ardanata tornarono in Artois. Signore di quelle terre, per, era ancora il temibile conte Frensamour, padre di Chrystobel. Deluso dalla vita e ormai certo di morire senza un legittimo erede, il conte era diventato sempre pi crudele e dispotico. A corte era un vero tiranno, duro e intransigente con i suoi vassalli; trascorreva le giornate a progettare leggi ingiuste, che rendevano la vita dei sudditi sempre pi difficile; con l'aiuto di amministratori corrotti, alzava i tributi a suo piacimento, e gioiva di fronte alla confisca dei beni di coloro che non riuscivano a pagare le tasse da lui imposte. Le prigioni della contea erano piene di persone arrestate ingiustamente e i boia erano molto indaffarati, nessuno, per, seppe mai se nel profondo del suo animo bruciava ancora il rimorso di ci. che aveva fatto alla sua unica figlia.
 Alcuni dissero che Frensamour mor gettandosi dalla torre pi alta del suo castello, quando vide la figlia e suo marito avvicinarsi lungo la strada; altri, invece, sostennero che fu Eglamour a ucciderlo dopo averlo sfidato a duello.
 Quello che si sa con certezza  che sir Eglamour e Chrystobel divennero i signori della terra d'Artois e trascorsero il resto dei loro giorni nella felicit del loro amore, rimasto intatto dopo tante prove.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Si ringraziano le seguenti persone e istituzioni: Guy Andrews, Londra; Mike Brown, Londra; Lesley Coleman, Londra; Fergus Flemming, Londra; The Folklore Society, Londra; John
Gaisford, Londra; nick Growse, Bury St. Edmunds, Suffolk; The London Library, Londra; Jackie Matthews, Londra; Kate Fullinger, Londra; Deborah Thompson, Londra.
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FINE.